{"id":702,"date":"2026-08-11T22:40:44","date_gmt":"2026-08-11T20:40:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transiti.it\/?post_type=rubrica&#038;p=702"},"modified":"2026-08-13T07:43:21","modified_gmt":"2026-08-13T05:43:21","slug":"siamo-animali-bugiardi-la-menzogna-come-fatto-sociale","status":"publish","type":"rubrica","link":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/il-rovescio-e-il-diritto\/siamo-animali-bugiardi-la-menzogna-come-fatto-sociale\/","title":{"rendered":"Siamo animali bugiardi. La menzogna come fatto sociale"},"content":{"rendered":"<p>Mentiamo. Probabilmente pi\u00f9 spesso di quanto siamo disposti ad ammettere. Mentiamo per interesse, per paura, per pudore, per proteggere noi stessi o qualcuno; per ottenere un vantaggio, evitare un conflitto, apparire diversi da come siamo. Mentiamo inventando qualcosa che non \u00e8 accaduto, ma anche omettendo una circostanza, esagerando un merito, attenuando una responsabilit\u00e0, simulando un sentimento. La bugia accompagna discretamente, e tuttavia tenacemente, la nostra vita sociale. Considerarla soltanto una debolezza morale o una caratteristica psicologica individuale rischia per\u00f2 di farci perdere la parte pi\u00f9 interessante del problema. <em>La menzogna \u00e8 un fatto sociale<\/em>, perch\u00e9 nasce e acquista significato dentro una relazione con gli altri. E, soprattutto, \u00e8 un comportamento trasversale. Non sembra appartenere a una classe sociale, a un genere, a una condizione economica o a un particolare territorio. Mentono ricchi e poveri, uomini e donne, persone istruite e meno istruite; si mente nelle metropoli come nei piccoli paesi, nelle famiglie e nei luoghi di lavoro, nelle relazioni sentimentali e nelle organizzazioni, nella politica e nella vita quotidiana. Cambiano naturalmente le ragioni, le forme, le opportunit\u00e0 e le conseguenze della menzogna. E cambia soprattutto il potere di farla credere. Ma la possibilit\u00e0 di mentire sembra precedere queste differenze.<\/p>\n<p>Prima ancora di chiederci <em>chi mente<\/em>, dovremmo allora domandarci <em>perch\u00e9 gli esseri umani possono mentire. <\/em>Una risposta conduce al pi\u00f9 importante dispositivo biologico e culturale di cui la nostra specie dispone: il linguaggio. La straordinaria peculiarit\u00e0 del linguaggio umano consiste infatti nella possibilit\u00e0 di parlare non soltanto di ci\u00f2 che esiste, ma anche di ci\u00f2 che non esiste. Posso dire \u00abfuori sta piovendo\u00bb mentre effettivamente piove. Ma posso pronunciare esattamente la stessa frase mentre fuori splende il sole. Dal punto di vista linguistico, entrambe le proposizioni sono perfettamente costruite. Il linguaggio non possiede un meccanismo interno che obblighi le parole a coincidere con i fatti. Cosicch\u00e9 la menzogna acquista un significato antropologico prima ancora che morale.<\/p>\n<p>Emilio Garroni\u00a0suggerisce una questione decisiva: veridicit\u00e0 e menzogna non appartengono a due differenti facolt\u00e0 umane. Dipendono dalle medesime c<em>ondizioni di possibilit\u00e0.<\/em> La capacit\u00e0 che mi consente di raccontare fedelmente ci\u00f2 che \u00e8 accaduto ieri \u00e8 la stessa che mi permette di raccontare qualcosa che ieri non \u00e8 mai accaduto. Su un terreno diverso, Umberto Eco arriva a una conclusione sorprendentemente simile: la semiotica studia tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere utilizzato per mentire. Se qualcosa non pu\u00f2 essere usato per mentire, osserva il semiologo, non pu\u00f2 neppure essere utilizzato per dire la verit\u00e0: pu\u00f2 soltanto essere impiegato per indicare qualcosa. \u00c8 un passaggio fondamentale. La possibilit\u00e0 della menzogna non rappresenta semplicemente un difetto del linguaggio: rivela una sua <em>propriet\u00e0 costitutiva<\/em>. Il segno pu\u00f2 rinviare a qualcosa anche quando quella cosa non \u00e8 presente e persino quando non esiste. Le parole possono cos\u00ec emanciparsi dall&#8217;immediatezza del mondo. Possiamo mentire, dunque, perch\u00e9 possiamo parlare di ci\u00f2 che non c&#8217;\u00e8. Una possibilit\u00e0 che introduce un paradosso. La facolt\u00e0 che ci consente di inventare una falsa riunione per giustificare un ritardo \u00e8 la stessa che permette a Cervantes di inventare Don Chisciotte. Se il linguaggio fosse rigidamente incatenato alla realt\u00e0 presente, probabilmente non potremmo mentire; ma non potremmo neppure raccontare romanzi, elaborare utopie, formulare ipotesi scientifiche, immaginare societ\u00e0 differenti o progettare il futuro. Possiamo mentire perch\u00e9 possiamo immaginare.<\/p>\n<p>Georg Simmel aveva intuito che nessuna societ\u00e0 potrebbe fondarsi sulla completa trasparenza. Ogni relazione stabilisce confini tra ci\u00f2 che mostriamo e ci\u00f2 che nascondiamo, tra quello che l&#8217;altro sa di noi e ci\u00f2 che gli rimane inaccessibile. Nelle interazioni siamo continuamente impegnati nella presentazione di noi stessi: selezioniamo informazioni, controlliamo impressioni, nascondiamo emozioni, interpretiamo ruoli. Non tutto questo \u00e8 menzogna. Esiste per\u00f2 un&#8217;ampia zona grigia nella quale sincerit\u00e0, omissione, convenzione e simulazione diventano difficili da separare. Alla domanda rituale \u00abcome stai?\u00bb rispondiamo spesso \u00abbene\u00bb senza sottoporre l&#8217;interlocutore all&#8217;inventario delle nostre inquietudini.<\/p>\n<p>Ma una societ\u00e0 non potrebbe neppure reggersi sulla menzogna generalizzata. Qui emerge un secondo paradosso. La complessit\u00e0 della vita sociale richiede fiducia. Non possiamo controllare continuamente la veridicit\u00e0 di ogni informazione che riceviamo. Viviamo necessariamente sulla base dell&#8217;aspettativa che, almeno nella maggior parte dei casi, gli altri non ci ingannino. La bugia \u00e8 possibile proprio perch\u00e9 esiste la fiducia. Il bugiardo utilizza, dunque, una risorsa sociale che contemporaneamente contribuisce a consumare. Il problema sociologico pi\u00f9 importante non consiste allora nello stabilire semplicemente che gli esseri umani mentono. Occorre interrogarsi sulla <em>distribuzione sociale delle conseguenze della menzogna.<\/em> Non tutte le bugie sono equivalenti. La piccola simulazione utilizzata per non ferire un amico non produce gli stessi effetti della falsificazione deliberata di informazioni da parte di un governo, di un&#8217;impresa o di un&#8217;istituzione. La possibilit\u00e0 di mentire \u00e8 forse universale; il potere della menzogna non lo \u00e8. Chi dispone di maggiore autorit\u00e0, prestigio, risorse economiche o capacit\u00e0 comunicativa possiede anche maggiori possibilit\u00e0 di trasformare una propria rappresentazione della realt\u00e0 in una realt\u00e0 socialmente condivisa. La questione della menzogna incontra cos\u00ec quella del potere.<\/p>\n<p>Il nostro tempo non ha inventato la bugia, ha per\u00f2 costruito dispositivi tecnologici capaci di moltiplicarne enormemente velocit\u00e0, diffusione e pubblico. Una falsit\u00e0 pu\u00f2 oggi raggiungere milioni di persone, essere riprodotta indefinitamente e continuare a circolare anche dopo essere stata smentita. Siamo animali che parlano e, proprio per questo, siamo animali che possono mentire. Ma siamo anche animali capaci di raccontare ci\u00f2 che non esiste e soprattutto <em>ci\u00f2 che non esiste ancora. L<\/em>a stessa porta attraverso cui entra la menzogna \u00e8 quella dalla quale entrano l&#8217;immaginazione, la letteratura, il progetto e l&#8217;utopia. Non possiamo chiuderla senza perdere qualcosa di essenziale della nostra umanit\u00e0. Possiamo per\u00f2 imparare a riconoscere la differenza tra l&#8217;immaginazione che allarga il mondo e la menzogna che lo falsifica; tra l&#8217;invenzione dichiarata e l&#8217;inganno; e soprattutto tra la piccola bugia attraverso cui gli individui negoziano quotidianamente le proprie relazioni e quella che, sostenuta dal potere, pretende di diventare la <em>verit\u00e0 degli altri.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 gli esseri umani possono mentire? 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