{"id":708,"date":"2026-08-19T18:18:32","date_gmt":"2026-08-19T16:18:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transiti.it\/?post_type=rubrica&#038;p=708"},"modified":"2026-08-19T18:19:53","modified_gmt":"2026-08-19T16:19:53","slug":"il-pensiero-che-disturba","status":"publish","type":"rubrica","link":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/il-rovescio-e-il-diritto\/il-pensiero-che-disturba\/","title":{"rendered":"Il pensiero che disturba"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una singolare abitudine italiana nel rapporto con alcuni dei suoi intellettuali pi\u00f9 scomodi. In vita li ascoltiamo poco, li consideriamo eccentrici, estremisti, provocatori, talvolta perfino fastidiosi. Dopo la morte comincia invece un processo di progressiva neutralizzazione. Prima vengono celebrati, poi trasformati in icone, infine dimenticati. Rimangono i nomi, qualche anniversario, le citazioni rituali. Scompare quasi sempre ci\u00f2 che avevano da dirci. \u00c8 una particolare forma di rimozione: ricordare qualcuno per non essere pi\u00f9 costretti ad ascoltarlo.<\/p>\n<p>Lorenzo Milani, Pier Paolo Pasolini, Ernesto de Martino e Franco Basaglia appartengono, pur nelle enormi differenze che li separano, a questa singolare genealogia italiana. Un prete, un poeta e regista, un antropologo, uno psichiatra. Biografie, linguaggi, culture lontanissime. Eppure qualcosa li accomuna. Tutti e quattro hanno guardato il proprio tempo collocandosi deliberatamente ai suoi margini; soprattutto, hanno utilizzato il margine per interrogare il centro. Ed \u00e8 forse questa la ragione per cui il loro pensiero conserva una dimensione che potremmo definire <em>universale<\/em>: partendo da situazioni concrete, apparentemente periferiche, arrivano a porre domande che riguardano la condizione umana.<\/p>\n<p>Di Lorenzo Milani celebriamo la scuola di Barbiana e l\u2019attenzione verso gli ultimi. Pi\u00f9 raramente prendiamo sul serio la radicalit\u00e0 della sua critica. Aveva compreso che la disuguaglianza non si riproduce soltanto attraverso il denaro. Passa attraverso la <em>parola<\/em>. Chi possiede il linguaggio possiede una possibilit\u00e0 maggiore di comprendere il mondo, difendersi, rivendicare diritti, partecipare alla vita pubblica. Per questo insegnare ai ragazzi di Barbiana significava compiere un gesto politico. Oggi per\u00f2 il \u201csantino\u201d rischia di nascondere Milani. Possiamo dedicargli scuole, convegni e celebrazioni mentre continuiamo tranquillamente ad accettare un sistema educativo nel quale l\u2019origine familiare condiziona ancora pesantemente le possibilit\u00e0 scolastiche. Possiamo citare <em>I care<\/em> e contemporaneamente lasciare che la scuola selezioni implicitamente attraverso il capitale culturale delle famiglie. E possiamo celebrare il sacerdote dell\u2019obbedienza evangelica dimenticando l\u2019autore di <em>L\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9<\/em>. Milani ci consegna invece un principio assai pi\u00f9 inquietante: quando l\u2019obbedienza contraddice la coscienza e \u00a0la responsabilit\u00e0, disobbedire pu\u00f2 diventare un dovere.<\/p>\n<p>Anche Pasolini ha sub\u00ecto un destino analogo. \u00c8 diventato un\u2019icona nazionale: fotografie, mostre, anniversari, citazioni. Ma il Pasolini celebrato \u00e8 spesso molto meno pericoloso di quello che scriveva sul <em>Corriere della Sera<\/em>. La sua intuizione pi\u00f9 radicale riguardava la trasformazione antropologica prodotta dalla societ\u00e0 dei consumi. Il capitalismo, sosteneva, non aveva semplicemente modificato i comportamenti economici; stava modificando desideri, lingua, corpi, aspirazioni. L\u00e0 dove il vecchio potere comandava, il nuovo potere seduceva. Pasolini aveva preconizzato che l\u2019aumento dei consumi non avrebbe necessariamente prodotto maggiore emancipazione. L\u2019omologazione poteva essere assai pi\u00f9 potente della repressione. Difficile non interrogarsi sull\u2019attualit\u00e0 di questa intuizione nella societ\u00e0 degli algoritmi, degli influencer, dei consumi identitari, continuamente anticipati e prodotti dalle piattaforme. Abbiamo trasformato Pasolini in un grande poeta del Novecento,\u00a0 mentre il mondo da lui temuto diventava, sotto molti aspetti, il nostro.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 singolare \u00e8 il destino di Ernesto de Martino. Considerato uno dei maggiori antropologi e filosofi italiani del Novecento, rimane relativamente confinato negli studi specialistici. Eppure alcune sue categorie sembrano scritte per comprendere il presente. De Martino studiava tarantismo, magia, rituali funebri, culture contadine del Mezzogiorno. Apparentemente un universo lontanissimo dal nostro. Ma dietro quelle ricerche si nascondeva una domanda universale: che cosa accade all\u2019essere umano quando il mondo nel quale aveva imparato a vivere smette improvvisamente di avere senso? \u00c8 il problema della \u201ccrisi della presenza\u201d. Quando vengono meno i riferimenti culturali attraverso cui interpretiamo l\u2019esistenza, rischiamo di non riuscire pi\u00f9 a essere presenti a noi stessi e al mondo. E le societ\u00e0, proprio come gli individui, possono attraversare crisi di questo genere. Le trasformazioni tecnologiche, la precarizzazione delle biografie, la crisi delle appartenenze, le migrazioni, le guerre, la catastrofe ambientale producono oggi qualcosa che assomiglia sorprendentemente a una grande crisi della presenza collettiva. De Martino chiamava questa esperienza <em>apocalisse culturale<\/em>. Forse avremmo bisogno di rileggerlo proprio adesso.<\/p>\n<p>Infine Franco Basaglia. Probabilmente il pi\u00f9 celebrato e, nello stesso tempo, uno dei pi\u00f9 traditi. Il suo nome \u00e8 indissolubilmente legato alla legge 180 e alla chiusura dei manicomi. Ma ridurre Basaglia alla riforma psichiatrica significa perdere la portata universale del suo pensiero. La questione che poneva era molto pi\u00f9 ampia: che cosa accade a una persona quando un\u2019istituzione smette di vederla come soggetto e comincia a identificarla interamente con la categoria attraverso cui la definisce? Il folle diventa la sua malattia. Il detenuto il suo reato. Il povero la sua marginalit\u00e0. L\u2019immigrato la sua provenienza. L\u2019istituzione non incontra pi\u00f9 una persona, ma una classificazione. Per questo aprire le porte del manicomio non rappresentava semplicemente una diversa tecnica terapeutica. Significava restituire all\u2019altro la possibilit\u00e0 di essere qualcosa di pi\u00f9 della definizione che il sapere e il potere avevano costruito per lui.\u00a0\u00c8 difficile immaginare un pensiero pi\u00f9 contemporaneo in un\u2019epoca nella quale torniamo continuamente a classificare, separare, diagnosticare, confinare.<\/p>\n<p>Milani, Pasolini, de Martino e Basaglia non formano una scuola. Probabilmente sarebbe artificioso cercare una teoria comune. Possiedono per\u00f2 una postura intellettuale sorprendentemente simile: guardano la societ\u00e0 dal punto in cui essa produce esclusione<strong>.\u00a0<\/strong>Il margine, per tutti loro, non \u00e8 semplicemente un luogo geografico o sociale. \u00c8 un punto epistemologico. Dal margine si vede qualcosa che dal centro rimane invisibile.\u00a0 E\u2019 un metodo\u00a0 dello sguardo: osservare una societ\u00e0 a partire da coloro che ne pagano il prezzo. I \u201csantini\u201d svolgono una funzione rassicurante: trasformano una domanda in una commemorazione. Potremmo fare esattamente il contrario. Togliere questi autori dai monumenti nei quali li abbiamo collocati e restituirli al conflitto del presente. Non domandarci semplicemente che cosa abbiano detto nel loro tempo ma che cosa, ci costringano ancora a vedere nel nostro. Perch\u00e9 un pensiero \u00e8 veramente vivo non quando viene celebrato, ma quando continua a disturbarci.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milani, Pasolini, de Martino e Basaglia hanno una postura intellettuale sorprendentemente simile: guardano la societ\u00e0 dal punto in cui essa produce esclusione.<\/p>","protected":false},"author":2,"featured_media":709,"template":"","categories":[10],"class_list":["post-708","rubrica","type-rubrica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/rubrica\/708","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/rubrica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/rubrica"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/709"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=708"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=708"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}