{"id":744,"date":"2026-09-18T19:54:06","date_gmt":"2026-09-18T17:54:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transiti.it\/?post_type=rubrica&#038;p=744"},"modified":"2026-09-18T19:54:06","modified_gmt":"2026-09-18T17:54:06","slug":"vite-di-seconda-mano","status":"publish","type":"rubrica","link":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/il-rovescio-e-il-diritto\/vite-di-seconda-mano\/","title":{"rendered":"Vite di seconda mano"},"content":{"rendered":"<p>La prima cosa che tocchiamo al mattino \u00e8 spesso uno schermo. L&#8217;ultima, prima di dormire, anche.<br \/>\nPrima ancora di ricordarci chi siamo, controlliamo chi sono stati gli altri durante la notte. Una fotografia, una storia, un messaggio, un like. Il mondo ci arriva attraverso il vetro di uno smartphone e, quasi senza accorgercene, cominciamo la giornata guardando vite che non sono la nostra.<br \/>\n\u00c8 qui che nasce uno dei paradossi pi\u00f9 curiosi della contemporaneit\u00e0: per paura di perderci qualcosa della vita degli altri, rischiamo di perderci la nostra.<br \/>\nLa FOMO, Fear Of Missing Out, non \u00e8 soltanto la paura di essere esclusi. \u00c8 la sensazione che, mentre noi siamo fermi, altrove stia accadendo qualcosa di pi\u00f9 importante, pi\u00f9 bello, pi\u00f9 intenso. I social hanno trasformato questa sensazione in un&#8217;esperienza quotidiana: non dobbiamo pi\u00f9 immaginare ci\u00f2 che gli altri stanno facendo. Possiamo vederlo.<br \/>\nMa vediamo soltanto ci\u00f2 che scelgono di mostrare.<br \/>\nIl sociologo Erving Goffman aveva descritto la vita sociale come una sorta di teatro, nel quale gli individui costruiscono un&#8217;immagine di s\u00e9 da presentare agli altri. I social sembrano aver trasformato quel palcoscenico in uno spazio permanente. Non rappresentiamo soltanto noi stessi: selezioniamo continuamente la versione di noi che vogliamo rendere visibile.<br \/>\nE cos\u00ec nasce un confronto assurdo: mettiamo a confronto la nostra vita intera con gli highlights della vita altrui.<br \/>\nGli altri ci mostrano il viaggio, noi il traffico, ci mostrano la cena romantica, noi la discussione, ci mostrano il tramonto, noi la giornata di pioggia.Dimentichiamo che dietro ogni fotografia esiste una parte che non vediamo.Il problema, allora, non \u00e8 che gli altri mentano. \u00c8 che noi trasformiamo un frammento nella totalit\u00e0.<br \/>\nIl rischio pi\u00f9 sottile \u00e8 diventare spettatori della nostra stessa esistenza.<br \/>\nGuardiamo gli altri vivere, commentiamo, giudichiamo, mettiamo un like. Ma vivere significa scegliere, rischiare, annoiarsi, fallire, attraversare momenti che non meritano una fotografia.<br \/>\nLa normalit\u00e0, sui social, quasi non esiste, eppure la maggior parte della nostra vita \u00e8 normale, \u00e8 fatta di mattine qualsiasi, telefonate, attese, lavori, silenzi, piccole felicit\u00e0 e grandi incertezze.<br \/>\nByung-Chul Han ha osservato come la societ\u00e0 contemporanea tenda a trasformare sempre pi\u00f9 la vita in esposizione, prestazione e visibilit\u00e0. Forse \u00e8 proprio questo il punto: non ci basta pi\u00f9 vivere qualcosa, sentiamo il bisogno che quella cosa sia visibile.<br \/>\nNon basta essere felici, noi dobbiamo sembrare felici, Non basta amare ma dobbiamo dimostrare di essere amati, non basta viaggiare, sentiamo l\u2019esigenza di documentare il viaggio. A volte persino l&#8217;esperienza viene vissuta con un occhio rivolto allo spettatore.<br \/>\n\u00c8 come se il pubblico fosse entrato nella nostra testa.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 poi il corpo.<br \/>\nPer migliaia di anni l&#8217;essere umano ha imparato a leggere il volto, la postura, il tono della voce, la distanza tra due corpi. Gran parte della comunicazione avviene al di l\u00e0 delle parole.<br \/>\nPoi abbiamo inventato uno spazio nel quale possiamo comunicare senza esserci.<br \/>\nMandiamo un cuore invece di un abbraccio, un messaggio invece di una visita, un&#8217;emoji invece di un&#8217;espressione, un like invece di una carezza.<br \/>\n\u00c8 la carezza di vetro: il tentativo di sostituire la presenza con un gesto digitale.<br \/>\nLa sociologa Sherry Turkle ha studiato a lungo proprio questa ambivalenza: la tecnologia ci permette di essere costantemente connessi, ma pu\u00f2 anche impoverire la qualit\u00e0 della nostra presenza reciproca. Possiamo essere in contatto con centinaia di persone e sentirci soli, possiamo ricevere decine di notifiche e non sentirci ascoltati, possiamo conoscere ogni dettaglio della vita di qualcuno senza averlo mai guardato davvero negli occhi.<br \/>\nE forse questo \u00e8 il paradosso pi\u00f9 grande: siamo diventati bravissimi a comunicare e, qualche volta, sempre meno capaci di stare insieme.<br \/>\nNon \u00e8 necessario dichiarare guerra allo smartphone. Il problema non \u00e8 il telefono. \u00c8 ci\u00f2 che gli permettiamo di diventare, uno strumento o un luogo? Una finestra sul mondo o un sostituto del Mondo? Forse dovremmo recuperare la capacit\u00e0 di fare cose che nessuno vedr\u00e0 mai: Passeggiare senza fotografare, mangiare senza condividere, ascoltare qualcuno senza controllare il telefono, avere una giornata mediocre senza sentirci inadeguati, ma soprattutto amare senza trasformare l&#8217;amore in una prova pubblica.<br \/>\nFare qualcosa semplicemente perch\u00e9 ci va, non perch\u00e9 merita di essere mostrato. Rivivere la sensazione di toccare una pagina di un libro e avvertire attraverso i nostri sensi, l\u2019odore delle pagine, la ruvidit\u00e0 del foglio, come anche darci la possibilit\u00e0 di vivere tutte le emozioni di scrivere una lettera ad un nostro caro, la sensazione che quel pezzo di carta sia eterno e che qualunque cosa accadr\u00e0 nel futuro, nel qui ed ora, la vita \u00e8 in quelle parole, in quell\u2019inchiostro sbiadito, alle volte, da lacrime di tristezza o allegria.<br \/>\nE allora forse la domanda da porsi quando il pollice ricomincia a scorrere sul vetro non \u00e8:<br \/>\n\u201cChe cosa mi sto perdendo?\u201d ma: \u201cChe cosa sto perdendo mentre guardo?\u201d<br \/>\nForse una conversazione, un volto, un momento o semplicemente noi stessi.<br \/>\nPerch\u00e9 una vita non diventa pi\u00f9 vera quando viene vista, diventa pi\u00f9 vera quando viene vissuta.<\/p>\n<p>E se ci\u00f2 che ci spaventa non fosse soltanto la paura di perderci la vita degli altri, ma la difficolt\u00e0 ad accettare che il nostro tempo e le nostre possibilit\u00e0 sono limitate? Che non possiamo fare esperienza di tutto ci\u00f2 che vorremmo, di tutte le possibilit\u00e0? E se il problema fosse nella scelta? O nel fatto che non abbiamo una vera e propria possibilit\u00e0 di scelta?<br \/>\nKierkegaard si chiedeva che cosa significasse davvero scegliere. In Aut-Aut egli contrapponeva due modalit\u00e0 di esistenza: da una parte, la vita estetica, una ricerca continua di possibilit\u00e0, esperienze, piacere, novit\u00e0; difficolt\u00e0 a vincolarsi a una scelta; dall\u2019altra la vita etica, che consiste nell\u2019assumere una scelta, un impegno, una direzione e quindi accettare necessariamente di rinunciare ad altre possibilit\u00e0.<br \/>\nLa riflessione di Kierkegaard diventa particolarmente contemporanea in quanto oggi ciascun soggetto pu\u00f2 trovarsi davanti a un&#8217;infinit\u00e0 di possibilit\u00e0: persone da conoscere, luoghi da visitare, esperienze da fare, eventi a cui partecipare, contenuti da vedere. I social rendono queste possibilit\u00e0 continuamente visibili. Ma vedere tutte queste possibilit\u00e0 non significa poterle vivere tutte.<br \/>\nAnzi, pi\u00f9 possibilit\u00e0 vediamo, pi\u00f9 pu\u00f2 diventare difficile scegliere.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 un&#8217;immagine di Sylvia Plath, ne La campana di vetro, che sembra raccontare questa stessa inquietudine con una precisione sorprendentemente attuale.<br \/>\nLa protagonista, Esther, immagina la propria vita come un albero di fichi. Ogni fico rappresenta una possibilit\u00e0: una professione, un amore, una famiglia, un viaggio, una diversa versione di se stessa. Vorrebbe sceglierli tutti. Ma scegliere un fico significa lasciarne marcire un altro.<br \/>\nIl problema, allora, non \u00e8 soltanto avere troppe possibilit\u00e0. \u00c8 sapere che non possiamo viverle tutte.<br \/>\nForse \u00e8 proprio questo che la FOMO rende cos\u00ec difficile da accettare. Ogni volta che scorriamo lo schermo, l&#8217;albero sembra diventare pi\u00f9 grande: nuove persone, nuovi luoghi, nuove esperienze, nuove vite possibili. E ogni possibilit\u00e0 che vediamo pu\u00f2 trasformarsi nella sensazione di una possibilit\u00e0 che stiamo perdendo.<br \/>\nKierkegaard avrebbe detto che l&#8217;esistenza ci pone davanti a un aut-aut: scegliere significa prendere una direzione e, inevitabilmente, lasciare indietro le altre.<br \/>\nPlath, invece, ci mostra il dolore di trovarsi davanti a quell&#8217;albero e voler essere, contemporaneamente, tutti quei possibili \u201cio\u201d.<br \/>\nForse la nostra epoca ha semplicemente costruito un albero di fichi infinito e ci ha messo uno schermo tra le mani.<br \/>\nE continuiamo a guardare i frutti che non abbiamo scelto, dimenticando che anche un fico, per diventare vita, deve essere raccolto.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 preferiamo guardare lo schermo anzich\u00e9 la finestra?<\/p>","protected":false},"author":30,"featured_media":745,"template":"","categories":[10],"class_list":["post-744","rubrica","type-rubrica","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","category-societa"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/rubrica\/744","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/rubrica"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/rubrica"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/30"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/745"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=744"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transiti.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=744"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}