La famiglia immaginaria
Nel nostro Paese le famiglie costituite da una coppia con figli sono appena un terzo del totale. Un ulteriore 30 per cento è rappresentato da nuclei unipersonali e Il matrimonio ha perso la sua centralità: oltre il 40 per cento delle nascite avviene in unioni non matrimoniali. Insomma, anche la famiglia nucleare, che qualcuno ancora considera come modello “naturale”, sta evaporando.
La specie Homo sapiens, a cui appartengono tutti i viventi umani, ha circa 300 mila anni. Fino all’avvento dell’agricoltura (Neolitico), tra i 12 e i 10 mila anni A.C., i nostri lontani antenati erano organizzati in gruppi, poco numerosi, di cacciatori-raccoglitori che praticavano il nomadismo. Per gran parte della storia umana, i legami furono diffusi, intrecciati, difficili da delimitare: erano reti di parentela e cooperazione. I bambini crescevano all’interno del gruppo, accuditi non solo dai genitori ma da una pluralità di figure; la sopravvivenza stessa dipendeva dalla condivisione delle risorse e dalla solidarietà collettiva.
Nelle civiltà assiro-babilonese, egizia ed ebraica, la famiglia, organizzata in clan, era innanzitutto un’unità giuridica e religiosa, fondata sulla discendenza e sul controllo della trasmissione patrimoniale. Nel mondo greco, l’oikos non era solo un nucleo affettivo, ma un’unità economica e politica e, a Roma, la familia raggiunse la sua forma più compiuta di patriarcato: il pater familias deteneva la patria potestas, il potere assoluto sui membri della famiglia.
Il cristianesimo introduce elementi di tensione nel modello familiare antico, riformulandone profondamente il significato. La parentela non è più solo biologica, ma elettiva e spirituale: una frattura tra prossimità e sequela religiosa. La famiglia si de-naturalizza: il legame di sangue perde centralità nella definizione dell’appartenenza.
Tra XVIII e XIX secolo, con l’avvento della modernità e della società industriale, emerge la famiglia nucleare: padre, madre e figli conviventi. Una forma che si consolida con la borghesia urbana.
Dunque, la famiglia non è un punto di partenza “naturale”, ma una forma storicamente costruita, legata a condizioni di produzione, proprietà e tradizioni culturali.
Nella contemporaneità, segnata da globalizzazione e flessibilità, le relazioni diventano instabili, reversibili e i legami affettivi si indeboliscono. Ben lontani dall’autorealizzarci, in definitiva, non ci siamo emancipati. Tutt’altro: ora siamo soli e più disponibili al comando neoliberale.