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Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

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I giovani si riprendono la politica

Il movimento giovanile si riprende la scena politica e si costituisce come soggetto politico autonomo e decisivo per la qualità della democrazia italiana.

Ci sono. I giovani italiani, dopo decenni di invisibilità e marginalizzazione, tornano al centro del dibattito pubblico. Lo fanno sovvertendo la rappresentazione rassicurante e consolatoria del mondo adulto, dei mezzi di comunicazione e dei sedicenti esperti. La generazione zeta (i nati  tra il 1997 e il 2012) riprende voce e occupa la scena politica. Non quella istituzionale né quella partitica, da cui si tiene a debita distanza. Una fascia di popolazione finora senza rappresentanza che, con determinazione, si candida a soggetto politico autonomo, forse decisivo per la qualità della democrazia italiana.

Dopo la partecipazione numerosa al referendum sulla giustizia e la conseguente spinta impressa alla vittoria del no, gli under 30 ritornano nelle  strade a manifestare per la Palestina: in tanti sulle barche della Global Sumud Flotilla non si sono lasciati intimidire dal trattamento piratesco e terroristico del governo israeliano. Sono Scesi in piazza per contestare i decreti sicurezza e, non solo, l'istituto di ricerche Ipsos ci informa che un giovane su tre, un dato superiore alla media europea, partecipa attivamente alla vita politica, sia attraverso strumenti digitali, sia con la presenza alle manifestazioni. Le loro richieste, e i conseguenti obiettivi politici, sono radicali ma non estremiste. “Ci siamo! Potere e libertà per le nuove generazioni” è un’organizzazione politica giovanile che unisce una trentina di associazioni con orientamenti ideali e politici diversi, ma accomunate da proposte chiare, nette e realizzabili. La loro piattaforma contiene  punti che vanno dall’istruzione scolastica all’università, da un reddito di inclusione alla questione abitativa, dal lavoro ai diritti di cittadinanza. Vale la pena riportarne la loro definizione “Una piattaforma di proposte concrete per rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone giovani di realizzare i personali percorsi di vita e di esprimere il potenziale collettivo” Insomma, il movimento giovanile esprime la novità politica più interessante degli ultimi tempi.

Diritti sociali e civili, pacifismo, identità di genere, inclusione, maggiore uguaglianza economica, precarietà, accesso all’istruzione, ambiente: sono le questioni attorno alle quali molti giovani costruiscono oggi la propria sensibilità pubblica. Buona parte di questa generazione manifesta l’entusiasmo e il disagio di quella sinistra sociale orfana di riferimenti politici solidi. La sinistra politica invece è ancora intrisa di visioni economiche e culturali neoliberali, che fatica a dismettere. Lo dimostra, se fosse necessario, la querelle su chi debba essere il leader di un eventuale schieramento politico progressista: partiti politici ancora aggrappati a logiche superate di occupazione di posizioni di potere.

Il voto, le elezioni sono solo una parte,  anzi una minima parte, dell’espressione e dell’esperienza  politica giovanile. E’ la partecipazione diretta, attiva e critica, alle questioni pubbliche la cifra del nuovo movimento, che condividerebbe le parole amare e lucide dello scrittore Josè Saramago “ È vero possiamo per mezzo della sovranità che ci è riconosciuta in qualità di cittadini elettori, e solitamente per mezzo di partiti politici, scegliere i nostri rappresentanti al Parlamento... Tutto ciò è ben vero, ma è anche vero che la nostra possibilità di azione democratica comincia e finisce lì” Ora c’è da chiedersi se la sinistra politica, disorientata com’è, saprà  intercettare le istanze e soprattutto il metodo proposto dal movimento giovanile.

Tuttavia chi, come lo scrivente, fece parte negli anni Settanta di una generazione di rivoltosi, ricorderà uno slogan che potremmo adottare nuovamente "Ce n'est qu'un début, continuons le combat"