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Ogni cosa al suo posto
Cita da Guido Croci su 21 Marzo 2026, 18:51
Il testo di Zygmunt Bauman spiega che definiamo “fuori posto” (come le erbacce) ciò che rompe l’ordine e le categorie che costruiamo per dare senso e stabilità al mondo, anche se tali distinzioni sono spesso artificiali.
Stamattina, mentre annaffiavo i fiori in terrazza, ho notato alcune erbacce e subito le ho sradicate. Poi, però, mi sono detto: Perché considero queste erbacce come erbacce? E mi sono risposto: Forse perché sono fuori posto, perché starebbero bene in un campo incolto e non nei miei bei vasi di fiori; però, ora che le guardavo meglio, le erbacce forse erano addirittura belle. Le erbacce sono spesso belle da vedersi, e magari le ammiriamo quando passeggiamo in un campo incolto. La loro colpa era quella d’essere entrate, senza essere invitate, in un luogo non adatto a loro. Rovinavano l’armonia che trapelava da quei bei vasi in fiore.
Ci piace vedere una tavola da pranzo imbandita di tutto punto, ma quale sarebbe la nostra reazione se vedessimo quello stesso allestimento posto sulla consolle del bagno? Anche le scarpe più lucide potrebbero sembrarci inzaccherate se le vedessimo sul ripiano del water. Per dirne una: alcune industrie chimiche, a parità di prodotto (lo stesso detergente e lo stesso formato), sono ricorse ad etichette distinte, giacché molte clienti non si sognavano neppure di acquistare un prodotto che andava bene sia per il bagno che per la cucina. A ciascun luogo, il suo prodotto.
Abbiamo bisogno di mettere le cose al posto giusto, il posto a cui le singole cose appartengono: il cibo sulla tavola da pranzo, le scarpe nella scarpiera. Ciò corrisponde al nostro umano bisogno di mantenere salde le distinzioni fra le cose di questo mondo, per ovviare al caos, per rendere questo stesso mondo ordinato e quindi vivibile. C’è una nostra costante preoccupazione, quella di rendere l’ordine umano in qualche misura stabile, riconoscibile nella sua differenziazione artificiale, poiché talune differenze non esistono in natura: se muore un re e un mendicante, i due scheletri sono forse diversi? L’unica differenza sta nel fatto che l’uno, in vita, portava in capo una corona e l’altro un berretto sgualcito, ma la struttura del teschio è la stessa.
L’ambiguità che talvolta offusca i contorni e confonde l’ordine riconosciuto, introduce confusione là dove la chiarezza dovrebbe, invece, dominare; per ciò stesso quell’ambiguità deve essere eliminata. Ciascuna cosa deve stare al suo posto. La corona sulla testa del re, il berretto sgualcito su quella del mendicante, il cibo in tavola, le scarpe nella scarpiera e le erbacce in un campo abbandonato.
(Da: Zygmunt Bauman, Pensare sociologicamente, Ipermedium libri, 2000).

Il testo di Zygmunt Bauman spiega che definiamo “fuori posto” (come le erbacce) ciò che rompe l’ordine e le categorie che costruiamo per dare senso e stabilità al mondo, anche se tali distinzioni sono spesso artificiali.
Stamattina, mentre annaffiavo i fiori in terrazza, ho notato alcune erbacce e subito le ho sradicate. Poi, però, mi sono detto: Perché considero queste erbacce come erbacce? E mi sono risposto: Forse perché sono fuori posto, perché starebbero bene in un campo incolto e non nei miei bei vasi di fiori; però, ora che le guardavo meglio, le erbacce forse erano addirittura belle. Le erbacce sono spesso belle da vedersi, e magari le ammiriamo quando passeggiamo in un campo incolto. La loro colpa era quella d’essere entrate, senza essere invitate, in un luogo non adatto a loro. Rovinavano l’armonia che trapelava da quei bei vasi in fiore.
Ci piace vedere una tavola da pranzo imbandita di tutto punto, ma quale sarebbe la nostra reazione se vedessimo quello stesso allestimento posto sulla consolle del bagno? Anche le scarpe più lucide potrebbero sembrarci inzaccherate se le vedessimo sul ripiano del water. Per dirne una: alcune industrie chimiche, a parità di prodotto (lo stesso detergente e lo stesso formato), sono ricorse ad etichette distinte, giacché molte clienti non si sognavano neppure di acquistare un prodotto che andava bene sia per il bagno che per la cucina. A ciascun luogo, il suo prodotto.
Abbiamo bisogno di mettere le cose al posto giusto, il posto a cui le singole cose appartengono: il cibo sulla tavola da pranzo, le scarpe nella scarpiera. Ciò corrisponde al nostro umano bisogno di mantenere salde le distinzioni fra le cose di questo mondo, per ovviare al caos, per rendere questo stesso mondo ordinato e quindi vivibile. C’è una nostra costante preoccupazione, quella di rendere l’ordine umano in qualche misura stabile, riconoscibile nella sua differenziazione artificiale, poiché talune differenze non esistono in natura: se muore un re e un mendicante, i due scheletri sono forse diversi? L’unica differenza sta nel fatto che l’uno, in vita, portava in capo una corona e l’altro un berretto sgualcito, ma la struttura del teschio è la stessa.
L’ambiguità che talvolta offusca i contorni e confonde l’ordine riconosciuto, introduce confusione là dove la chiarezza dovrebbe, invece, dominare; per ciò stesso quell’ambiguità deve essere eliminata. Ciascuna cosa deve stare al suo posto. La corona sulla testa del re, il berretto sgualcito su quella del mendicante, il cibo in tavola, le scarpe nella scarpiera e le erbacce in un campo abbandonato.
(Da: Zygmunt Bauman, Pensare sociologicamente, Ipermedium libri, 2000).