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Pastori erranti nella complessità: Il nostro tempo senza sentieri.
Cita da silvia.fuso su 11 Luglio 2026, 10:08
Viviamo in una complessità crescente. Siamo viaggiatori senza mappe certe, in cammino
attraverso paesaggi mutevoli e provvisori.In questo nostro tempo sociale dove l’incertezza risulta essere l’unica certezza non possiamo
più essere dei viaggiatori sicuri. Sembriamo, riprendendo un’immagine di Leopardi, dei “Pastori
Erranti” in una complessità crescente e pervasiva.
Ebbene sì: quel pastore che vagava nel silenzio notturno della campagna, solo col suo gregge,
rivolgendosi alla luna con domande schiette e radicali, oggi ci assomiglia più di quanto
immaginiamo. Anche noi vaghiamo come atomi soli in un immenso villaggio virtuale costellato da
follower, notifiche, spoiler, ritardi, scadenze e imprevisti. Quel tempo prezioso di fermarci a
riflettere sulla nostra vita si riduce a qualche spicciolo secondo, prima che la velocità dei nostri
passi con cui attraversiamo il mondo ci renda nuovamente delle figure amorfi, quasi sagome
imprecise e vibranti su uno sfondo impressionista che cambia prima ancora di metterlo a fuoco. La
complessità, come diceva per l’appunto il grande sociologo Edgar Morin, non è un ostacolo, bensì
un paesaggio da abitare con il suo intreccio di elementi contraddittori, che se divisi rischierebbero di
farci perdere il senso del tutto. Non si può negare, però, quanto sia difficile oggigiorno trovare la
direzione e tenere assieme quel nostro “gregge” di emozioni, relazioni, aspettative e fragilità che un
tempo tanto difendevamo. Una fitta nebbia di provvisorietà ci avvolge, facendo crollare anche le
fondamenta più stabili e chiedendoci di reinventarci continuamente in nuovi ruoli nonostante
l’accentuata sovrapposizione degli stessi a cui dobbiamo soccombere. E allora, invece di
lamentarci, impariamo a vivere questa complessità e questa identità in continua trasformazione. Se i
bambini e i ragazzi possono farlo attraverso una scuola nuova che adotti un metodo
transdisciplinare, intrecciando saperi ed esperienza; i più adulti dovrebbero imparare a rallentare, a
ripercorrere quei sentieri ormai ignorati per paura, per pigrizia o perché “ormai fuori moda”.
Tuttavia, essendo pastori erranti dovremmo tracciarne dei nuovi che possano ritornare o aprire a
forme di umanità inesplorate.
La sfida più grande, dunque, è tenere il passo senza perdere noi stessi.

Viviamo in una complessità crescente. Siamo viaggiatori senza mappe certe, in cammino
attraverso paesaggi mutevoli e provvisori.
In questo nostro tempo sociale dove l’incertezza risulta essere l’unica certezza non possiamo
più essere dei viaggiatori sicuri. Sembriamo, riprendendo un’immagine di Leopardi, dei “Pastori
Erranti” in una complessità crescente e pervasiva.
Ebbene sì: quel pastore che vagava nel silenzio notturno della campagna, solo col suo gregge,
rivolgendosi alla luna con domande schiette e radicali, oggi ci assomiglia più di quanto
immaginiamo. Anche noi vaghiamo come atomi soli in un immenso villaggio virtuale costellato da
follower, notifiche, spoiler, ritardi, scadenze e imprevisti. Quel tempo prezioso di fermarci a
riflettere sulla nostra vita si riduce a qualche spicciolo secondo, prima che la velocità dei nostri
passi con cui attraversiamo il mondo ci renda nuovamente delle figure amorfi, quasi sagome
imprecise e vibranti su uno sfondo impressionista che cambia prima ancora di metterlo a fuoco. La
complessità, come diceva per l’appunto il grande sociologo Edgar Morin, non è un ostacolo, bensì
un paesaggio da abitare con il suo intreccio di elementi contraddittori, che se divisi rischierebbero di
farci perdere il senso del tutto. Non si può negare, però, quanto sia difficile oggigiorno trovare la
direzione e tenere assieme quel nostro “gregge” di emozioni, relazioni, aspettative e fragilità che un
tempo tanto difendevamo. Una fitta nebbia di provvisorietà ci avvolge, facendo crollare anche le
fondamenta più stabili e chiedendoci di reinventarci continuamente in nuovi ruoli nonostante
l’accentuata sovrapposizione degli stessi a cui dobbiamo soccombere. E allora, invece di
lamentarci, impariamo a vivere questa complessità e questa identità in continua trasformazione. Se i
bambini e i ragazzi possono farlo attraverso una scuola nuova che adotti un metodo
transdisciplinare, intrecciando saperi ed esperienza; i più adulti dovrebbero imparare a rallentare, a
ripercorrere quei sentieri ormai ignorati per paura, per pigrizia o perché “ormai fuori moda”.
Tuttavia, essendo pastori erranti dovremmo tracciarne dei nuovi che possano ritornare o aprire a
forme di umanità inesplorate.
La sfida più grande, dunque, è tenere il passo senza perdere noi stessi.