Storytelling,economia, politica e potere: Romanzo mondiale di Marco Niro
Il calcio contemporaneo, saturo di immagini e di storytelling, è un teatro che finge di essere realtà.
Ogni partita è il capitolo di un racconto più ampio – diciamo un romanzo – popolato da figure ricorrenti, archetipi quasi. Da qui la scelta da parte di registi o comunque delle professionalità che presiedono alla trasformazione televisiva dell’evento sportivo, di un punto di vista, per così dire, laterale, cioè lo spostamento dello sguardo dal campione alla periferia, dal mito all’anonimato. Non il fuoriclasse, ma il comprimario. Non la star globale, ma il dilettante, il tifoso, il corpo collettivo della squadra. È lì che la narrazione ritrova margine, perché è lì che il personaggio non è ancora completamente codificato. Comunque la si veda, il calcio è metafora del potere globale. Un potere fatto di corruzione, sfruttamento del lavoro e vetrina non solo degli atleti ma anche dei politici.
In Romanzo Mondiale il giornalista e scrittore Marco Niro, sviluppa attraverso più linee narrative i retroscena di un evento colossale, quale il mondiale di calcio, dalla compravendita dei voti, allo sfruttamento degli operai per la costruzione degli stadi in una nazione immaginaria chiamata Petrolia, omaggio al capolavoro di Pier Paolo Pasolini. E poi due attori che progettano un sabotaggio simbolico del torneo e due campioni che richiamano chiaramente le figure di Messi e Cristiano Ronaldo. Dunque un romanzo sociale che alterna personaggi appartenenti a mondi diversi se non opposti, in una sorta di affresco corale in cui il calcio è rappresentazione di un potere spettacolare e invincibile.