Chi può ribellarsi?
L’articolo sostiene che, in un mondo storicamente segnato dalla guerra e oggi dominato da grandi potenze senza un vero equilibrio politico, l’unica possibile risposta all’attuale scenario internazionale sarebbe la nascita di nuove comunità unite da un’identità umana comune.
La storia della nostra specie, almeno da quando esistono documenti e reperti che ce lo confermano, è stata infestata da guerre sanguinose che hanno provocato milioni di morti. Viene da pensare che la violenza sia una pulsione consustanziale all’umano. Anche se l’impulso ad annientare definitivamente il nemico pare che coincida con l’avvento dell’agricoltura e la possibilità di accumulare scorte, avanzandone il diritto di proprietà.
Le due tragiche guerre mondiali del Novecento, con la carneficina delle trincee della prima e il funesto presagio delle atomiche della seconda (alcune Potenze potrebbero annientare la nostra specie), si svolsero comunque tra nazioni che si scontrarono in conflitti il cui esito fu fortemente incerto.
Lo scenario che si presenta oggi è affatto diverso e sconvolgente. Gli Stati Uniti d’America, di gran lunga la nazione più potente, nonostante le clamorose storture al suo interno, sono una democrazia liberale fondata sullo stato di diritto. Diremmo che questo Paese nulla ha a che vedere con i totalitarismi nazista e fascista contro cui a suo tempo si schierò. Eppure, e questa è la novità che sconcerta, la sua attuale Amministrazione si comporta, in combutta con lo Stato d’Israele, come un bullo di una banda di delinquenti.
Se questo è il rovescio, l’altro verso, il diritto, non è pensabile di assegnarlo né a Stati come Russia e Cina, per evidenti ragioni, né tanto meno all’Unione europea, nata solo per unificare la sua moneta e completamente ininfluente sulla scena politica internazionale.
Dunque, chi potrebbe ribellarsi? Il richiamo retorico e ottocentesco ai popoli non sembra indicare un soggetto credibile e ancor di più lo sarebbe quello alla gente, individui isolati, così come ha voluto la politica neoliberale. Forse occorrerebbero nuove aggregazioni: comunità che si riconoscano nell’unica identità oggi possibile, quella umana, per insorgere contro l’assurda vicenda dei nostri giorni.