Il lavoro, che non c’è
L'intelligenza artificiale e l'automazione, ridimensionando il ruolo centrale del lavoro, impongono di inventare nuove forme di identità, cittadinanza ed emancipazione umana.
Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.
Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.
Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro. Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.
In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.
Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.
Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.
L'intelligenza artificiale e l'automazione, ridimensionando il ruolo centrale del lavoro, impongono di inventare nuove forme di identità, cittadinanza ed emancipazione umana.
Il pensiero criminale è tornato. Non lo stesso pensiero nazista, ma sotto altre e assai diverse spoglie, un pensiero che mira allo stesso obiettivo: consolidare un ristretto gruppo di nuovi ariani che reggono e indirizzano le sorti del mondo.
Per quanto ancora saremo una Repubblica fondata sul lavoro, in un mondo dove il lavoro non c’è più?
La questione delle feroci azioni di conquista del Vecchio Mondo a danno di quello Nuovo fu sollevata, nel Seicento, dalla dottrina giusnaturalista, a cui, però, non seguì, almeno nell’immediato, un cambiamento sostanziale dell’opera di colonizzazione coatta.
L’esoterismo non fu la causa principale dell’avvento al potere del nazismo, ma tuttavia ebbe un ruolo significativo nell’edificare il tragico immaginario del regime.
Nel mondo del lavoro pubblico c’è un tesoro sommerso di professionalità che non aspettano altro che l’occasione per partire e cimentarsi nella “guerra” del rinnovamento, ma quante paludi devono superare? Ci vorrebbe un miracolo.
Viviamo in un’epoca dove i giovani non hanno più bisogno dei vecchi, e dove della figura del maestro – un tempo centrale - la società non sa più che farsene.
La tecnologia non è mai neutrale, perché dietro ogni tecnologia ci sono decisioni progettuali, scelte economiche, valori culturali e ideologie di fondo.
I social creano identità chiuse all’insegna della semplificazione. Ma la complessità della vita moderna ha bisogno di letture del mondo altrettanto complesse.