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Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

Cultura e Natura

20 Marzo 2026 - Società

Secondo Zygmunt Bauman, la cultura è l’insieme degli interventi umani che trasformano e ordinano la realtà naturale, ma con il progresso scientifico e tecnologico finisce per apparire essa stessa “naturale”, rendendo sempre più difficile distinguere tra cultura e natura.

Che rapporto c’è tra la cultura e la natura? Sono due fenomeni nettamente distinguibili? Osserva Zygmunt Bauman (Pensare sociologicamente, Ipermedium libri, 2000, pp. 139-154): ci sono cose su cui possiamo intervenire e cose su cui non possiamo intervenire. La prima situazione definisce l’ambito della cultura, la seconda, l’ambito della natura. Un agricoltore trasforma un campo incolto in un campo coltivato: seleziona i semi da impiantare, segue il loro nutrimento, cura le piante che crescono, elimina le erbacce, uccide gli ospiti indesiderati. Cosa fa? Rivede l’ordine delle cose, introduce un ordine laddove ordine non c’era, impone su una parte di realtà (il campo incolto) una forma che, senza il suo intervento, non avrebbe (il campo coltivato).
Se così è, allora cultura significa rendere le cose differenti da ciò che sono e mantenerle in una nuova forma, che non è naturale, ma artificiale; significa introdurre e mantenere un ordine, laddove non potrebbe esserci che disordine (diciamo, un altro ordine, quello della natura). Allora, cultura significa sostituire l’ordine della natura (lo stato delle cose così come sono senza l’intervento dell’uomo) con un ordine sintetico. S’intende che ci sono cose dove – allo stato dell’arte – la mano dell’uomo non può arrivare (possiamo prevedere, ma non bloccare un terremoto); tuttavia, lo sviluppo della scienza e della tecnologia offrono sempre più la possibilità di condizionare i fenomeni naturali, estendendo di fatto il regno della cultura e restringendo il regno della natura. Basti vedere i progressi della medicina e dell’ingegneria genetica; ad es. il trasferimento del problema dell’altezza umana dalla sfera naturale a quella culturale; potremmo, forse, un domani scegliere la nostra altezza. A quel punto, cosa succederà?
La cultura, che manifesta la crescente forza della specie umana, la crescente indipendenza rispetto alla natura, apparirà sempre più essa stessa come qualcosa di naturale. Un’azione culturale – frutto di una scelta umana, una delle tante possibili – ecco che si trasforma in una legge di natura. La cultura – di per sé fenomeno evanescente, fluido, per certi versi sfuggente – diviene improvvisamente solida, pesante, addirittura inarrestabile, fino a rendersi indistinguibile dal resto della realtà, quella che sta lì, fuori di noi. In quel momento, diverremo ciechi, giacché non saremo più in grado di distinguere. La cultura ci sembrerà naturale come e quanto la natura stessa.

Guido Croci

Sociologo - numero di articoli pubblicati : 25

Guido Croci

Sociologo, ha lavorato per oltre trent’anni nel sistema universitario. Attualmente scrive anche su Primo Piano, rivista on-line di attualità, politica e cultura e tiene un corso di Sociologia generale presso l’Università della Terza Età di Trani. Dal 2002 al 2024 ha pubblicato dieci romanzi.