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Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

Gli eroici dirigenti pubblici

17 Aprile 2026 - Società

Nel mondo del lavoro pubblico c’è un tesoro sommerso di professionalità che non aspettano altro che l’occasione per partire e cimentarsi nella “guerra” del rinnovamento, ma quante paludi devono superare? Ci vorrebbe un miracolo.

Alessandro Magno è stato un eroe leggendario, dotato di grandissimo carisma, capace di trascinare i suoi soldati in imprese all’apparenza impossibili. Dopo Alessandro, Giulio Cesare e dopo ancora Napoleone Bonaparte (tralascio Hitler e Stalin). Cesare si doleva che Alessandro a 30 anni aveva già conquistato il mondo, mentre lui, a più di 40, si dibatteva ancora nella palude della politica romana (Marco Bettalli, Un mondo di ferro. La guerra nell’antichità, Laterza, 2019).
Certo, in Italia ci sono dirigenti pubblici che è già tanto se hanno conquistato una scrivania decente. Ma nel tanto bistrattato mondo del pubblico c’è un tesoro sommerso di professionalità di altissimo livello che non aspettano altro che l’occasione per partire e cimentarsi nella “guerra” del rinnovamento, ma – ahimè – quante paludi proprio come Cesare – devono superare?
Alessandro, Cesare, Napoleone, esempi giganti, certo, paragoni impraticabili, certo, tuttavia se vogliamo davvero cambiare il mondo del lavoro pubblico dobbiamo concentrarci sulle effettive dinamiche organizzative. C’è un’evidenza che salta agli occhi: l’incessante richiamo all’assunzione di responsabilità, come se i dirigenti pubblici non ne volessero avere o ne fossero incapaci. Ma non è vero. Uno si assume tutte le responsabilità del caso, però in un contesto sociale ben definito, ma quello nostrano lo è? Tu puoi anche chiedere ai dirigenti pubblici di interpretare e trasformare le amministrazioni in imprese – ammesso e non concesso che una tale indicazione possa avere valenza generale – ma non puoi pretendere miracoli se lasci immutato il contesto entro il quale quei dirigenti operano.
Al di là dei singoli attori, tutti più vittime che carnefici, il problema sta nel sistema, o meglio, nei sistemi. La politica, evidentemente, che dice sempre che farà un passo indietro e che invece non molla mai; il sistema giudiziario e il sistema dei controlli, con le loro ferree regole che poco spazio lasciano alla possibilità di ricorrere a un poco di sano buon senso, unitamente talvolta all’incolpevole umana mancanza di strumenti per leggere la complessità dell’agire amministrativo; il sistema giuridico, con le sue duecentomila norme d’ogni ordine e grado, che neppure Merlino sarebbe capace di gestire con destrezza; il sistema dei media, con la sua inconfessata, ma duratura passione di sbattere il mostro in prima pagina; l’opinione pubblica, la gente, noi, che ci facciamo incantare dalle fiabe come bambini di cinque anni. E, purtroppo, non dalle fiabe di Esopo.
In questa situazione, se i dirigenti, ma tutti i lavoratori pubblici, perché la barca, in fondo, è la stessa – nonostante tutto – siedono ancora ai loro posti di battaglia, questo, sì, è un vero miracolo.

Guido Croci

Sociologo - numero di articoli pubblicati : 24

Guido Croci

Sociologo, ha lavorato per oltre trent’anni nel sistema universitario. Attualmente scrive anche su Primo Piano, rivista on-line di attualità, politica e cultura e tiene un corso di Sociologia generale presso l’Università della Terza Età di Trani. Dal 2002 al 2024 ha pubblicato dieci romanzi.

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