Gli eroici dirigenti pubblici
Nel mondo del lavoro pubblico c’è un tesoro sommerso di professionalità che non aspettano altro che l’occasione per partire e cimentarsi nella “guerra” del rinnovamento, ma quante paludi devono superare? Ci vorrebbe un miracolo.
Alessandro Magno è stato un eroe leggendario, dotato di grandissimo carisma, capace di trascinare i suoi soldati in imprese all’apparenza impossibili. Dopo Alessandro, Giulio Cesare e dopo ancora Napoleone Bonaparte (tralascio Hitler e Stalin). Cesare si doleva che Alessandro a 30 anni aveva già conquistato il mondo, mentre lui, a più di 40, si dibatteva ancora nella palude della politica romana (Marco Bettalli, Un mondo di ferro. La guerra nell’antichità, Laterza, 2019).
Certo, in Italia ci sono dirigenti pubblici che è già tanto se hanno conquistato una scrivania decente. Ma nel tanto bistrattato mondo del pubblico c’è un tesoro sommerso di professionalità di altissimo livello che non aspettano altro che l’occasione per partire e cimentarsi nella “guerra” del rinnovamento, ma – ahimè – quante paludi proprio come Cesare – devono superare?
Alessandro, Cesare, Napoleone, esempi giganti, certo, paragoni impraticabili, certo, tuttavia se vogliamo davvero cambiare il mondo del lavoro pubblico dobbiamo concentrarci sulle effettive dinamiche organizzative. C’è un’evidenza che salta agli occhi: l’incessante richiamo all’assunzione di responsabilità, come se i dirigenti pubblici non ne volessero avere o ne fossero incapaci. Ma non è vero. Uno si assume tutte le responsabilità del caso, però in un contesto sociale ben definito, ma quello nostrano lo è? Tu puoi anche chiedere ai dirigenti pubblici di interpretare e trasformare le amministrazioni in imprese – ammesso e non concesso che una tale indicazione possa avere valenza generale – ma non puoi pretendere miracoli se lasci immutato il contesto entro il quale quei dirigenti operano.
Al di là dei singoli attori, tutti più vittime che carnefici, il problema sta nel sistema, o meglio, nei sistemi. La politica, evidentemente, che dice sempre che farà un passo indietro e che invece non molla mai; il sistema giudiziario e il sistema dei controlli, con le loro ferree regole che poco spazio lasciano alla possibilità di ricorrere a un poco di sano buon senso, unitamente talvolta all’incolpevole umana mancanza di strumenti per leggere la complessità dell’agire amministrativo; il sistema giuridico, con le sue duecentomila norme d’ogni ordine e grado, che neppure Merlino sarebbe capace di gestire con destrezza; il sistema dei media, con la sua inconfessata, ma duratura passione di sbattere il mostro in prima pagina; l’opinione pubblica, la gente, noi, che ci facciamo incantare dalle fiabe come bambini di cinque anni. E, purtroppo, non dalle fiabe di Esopo.
In questa situazione, se i dirigenti, ma tutti i lavoratori pubblici, perché la barca, in fondo, è la stessa – nonostante tutto – siedono ancora ai loro posti di battaglia, questo, sì, è un vero miracolo.