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Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

L’università tra cultura e lavoro

9 Aprile 2026 - Società

Che futuro aspetta le università tradizionali al tempo delle università telematiche?

Se uno è bravo o ha davvero voglia di studiare, può farlo in un’aula, penzoloni al lampadario della camera da letto oppure on-line, non fa differenza: va comunque avanti. Eviterei particolari perplessità in merito all’efficacia della didattica a distanza. La questione qui in gioco riguarda, invece, la cultura nella sua accezione di progresso, di civiltà. Cultura significa arricchimento, conquista, avanzamento nel processo di civilizzazione, il che implica indipendenza e libertà (Tommaso Montanari), elaborazione e difesa di un pensiero riflessivo, anche critico; il che implica anche che l’università non può essere vista come un’impresa tout court perché è una comunità di apprendimento, un’istituzione che ha il compito di assicurare la crescita del capitale sociale in termini di conoscenze, abilità e consapevolezze (Nicola da Neckir). La ricerca della conoscenza, la costruzione dei saperi, la formazione delle generazioni, non sono merci al servizio esclusivo del sistema economico. L’università non può appiattirsi sul mercato, e non per il bene dell’università, ma per quello dei stessi giovani, e soprattutto nell’interesse del Paese. E allora che futuro aspetta le università tradizionali al tempo delle università telematiche? Adattarsi, innovarsi o rimanere fedeli a se stesse?
Da secoli le istituzioni universitarie custodiscono la memoria delle idee e delle azioni umane e, nel contempo, da secoli costruiscono il futuro di quelle stesse idee e azioni; il futuro passa dalle loro aule, dai loro laboratori e dalla loro capacità di ispirare e motivare i giovani di oggi a diventare i leader, gli scienziati, i pensatori, la classe dirigente di domani. E anche – dobbiamo ricordarlo – dei buoni cittadini di domani. Ma forse oggi non basta. Troppa è la legittima voglia dei tanti, giovani e meno giovani, di farsi chiamare dottore in ufficio. Ma è sufficiente per metterle sullo stesso piano di quelle tradizionali? Non stiamo parlando di piano alto e basso. Stiamo parlando di piani differenti, di finalità diverse. Che le università telematiche continuino a operare per il mondo del lavoro – compito che svolgono in modo eccellente; che le università pubbliche lo facciano, con altrettanta determinazione, a vantaggio dell’intera collettività.
L’università non può guardare esclusivamente al mondo del lavoro, perché è anche fucina di idee, innovazione e cultura, appunto. Da sempre, ma a maggior ragione in un’epoca quale la nostra caratterizzata da profonde trasformazioni tecnologiche e sociali. Conseguentemente, la sua missione non è soltanto quella di preparare ottimi professionisti, ma anche di formare una generazione capace di affrontare le sfide globali con coscienza, etica e visione. Perché ciò sia possibile, dobbiamo garantire che l’istruzione universitaria rimanga accessibile ai più, rilevante e orientata sia al lavoro che al bene comune.

Guido Croci

Sociologo - numero di articoli pubblicati : 25

Guido Croci

Sociologo, ha lavorato per oltre trent’anni nel sistema universitario. Attualmente scrive anche su Primo Piano, rivista on-line di attualità, politica e cultura e tiene un corso di Sociologia generale presso l’Università della Terza Età di Trani. Dal 2002 al 2024 ha pubblicato dieci romanzi.