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Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

La famiglia immaginaria

24 Marzo 2026

Nel nostro Paese le famiglie costituite da una coppia con figli sono appena un terzo del totale. Un ulteriore 30 per cento è rappresentato da nuclei unipersonali  e Il matrimonio ha perso la sua centralità: oltre il 40 per cento delle nascite avviene in unioni non matrimoniali. Insomma, anche la famiglia nucleare, che qualcuno ancora considera come modello “naturale”, sta evaporando.

La specie Homo sapiens, a cui appartengono tutti i viventi umani, ha circa 300 mila anni. Fino all’avvento dell’agricoltura (Neolitico), tra i 12 e i 10 mila anni A.C., i nostri lontani antenati erano organizzati in gruppi, poco numerosi, di cacciatori-raccoglitori che praticavano il nomadismo. Per gran parte della storia umana, i legami furono diffusi, intrecciati, difficili da delimitare: erano reti di parentela e cooperazione. I bambini crescevano all’interno del gruppo, accuditi non solo dai genitori ma da una pluralità di figure; la sopravvivenza stessa dipendeva dalla condivisione delle risorse e dalla solidarietà collettiva.

Nelle civiltà assiro-babilonese, egizia ed ebraica, la famiglia, organizzata in clan, era innanzitutto un’unità giuridica e religiosa, fondata sulla discendenza e sul controllo della trasmissione patrimoniale. Nel mondo greco, l’oikos non era solo un nucleo affettivo, ma un’unità economica e politica e, a Roma, la familia raggiunse la sua forma più compiuta di patriarcato: il pater familias deteneva la patria potestas, il potere assoluto sui membri della famiglia.

Il cristianesimo introduce elementi di tensione nel modello familiare antico, riformulandone profondamente il significato. La parentela non è più solo biologica, ma elettiva e spirituale: una frattura tra prossimità e sequela religiosa. La famiglia si de-naturalizza: il legame di sangue perde centralità nella definizione dell’appartenenza.

Tra XVIII e XIX secolo, con l’avvento della modernità e della società industriale, emerge la famiglia nucleare: padre, madre e figli conviventi. Una forma che si consolida con la borghesia urbana.

Dunque, la famiglia non è un punto di partenza “naturale”, ma una forma storicamente costruita, legata a condizioni di produzione, proprietà e tradizioni culturali.

Nella contemporaneità, segnata da globalizzazione e flessibilità, le relazioni diventano instabili, reversibili e i legami affettivi si indeboliscono. Ben lontani dall’autorealizzarci, in definitiva, non ci siamo emancipati. Tutt’altro: ora siamo soli e più disponibili  al comando neoliberale.

Sergio D'Angelo

Sociologo - numero di articoli pubblicati : 29

Sergio D'Angelo

Sociologo, collabora con le università di Bari, Foggia e Cagliari. Svolge attività didattica e di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: Sguardi. L’attualità in questione, Edizioni Giuseppe Laterza, 2025, Percorsi di vita e orientamento al futuro. Ricerca-intervento nelle scuole superiori, in Pedagogia in azione, Edizioni Ares, 2026. Inciampi. Poesie, Edizioni Giuseppe Laterza, 2024.