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Editoriale
Quote from voldemort on 19 September 2026, 17:33
Il secondo numero di Transiti affronta una delle esperienze che più profondamente segnano la storia della nostra specie: il lavoro. Non un oggetto unitario, ma una realtà plurale e in radicale trasformazione.
Il secondo numero di Transiti affronta una delle esperienze che più profondamente segnano la storia della nostra specie: il lavoro. Non un oggetto unitario, ma una realtà plurale e in radicale trasformazione. Il lavoro come necessità e come possibilità di emancipazione, come diritto e come vincolo, come costruzione dell’identità e come condizione di precarietà; il lavoro che cambia sotto la spinta delle tecnologie, dell’intelligenza artificiale e delle nuove forme organizzative, mentre mutano il suo valore sociale, il tempo che gli dedichiamo e le aspettative che in esso riponiamo.
Ventuno autori, sociologi, filosofi, scrittori, psicologi, pedagogisti, economisti, storici, giornalisti e giuristi, attraversano queste diverse dimensioni senza cercare una definizione conclusiva. Ne emerge piuttosto un interrogativo comune: che cosa significa lavorare oggi e quale posto vogliamo che il lavoro occupi nelle nostre vite?
I contributi raccolti non compongono dunque un repertorio sul lavoro, ma una pluralità di sguardi che ne interrogano contraddizioni e trasformazioni. Perché parlare del lavoro significa inevitabilmente parlare anche del suo contrario e del suo limite: del tempo, della libertà e delle forme di vita che una società rende possibili.
Ed è forse proprio da qui che occorre ripartire: non soltanto da come il lavoro sta cambiando, ma da come, attraverso il lavoro, stiamo cambiando noi.

Il secondo numero di Transiti affronta una delle esperienze che più profondamente segnano la storia della nostra specie: il lavoro. Non un oggetto unitario, ma una realtà plurale e in radicale trasformazione.
Il secondo numero di Transiti affronta una delle esperienze che più profondamente segnano la storia della nostra specie: il lavoro. Non un oggetto unitario, ma una realtà plurale e in radicale trasformazione. Il lavoro come necessità e come possibilità di emancipazione, come diritto e come vincolo, come costruzione dell’identità e come condizione di precarietà; il lavoro che cambia sotto la spinta delle tecnologie, dell’intelligenza artificiale e delle nuove forme organizzative, mentre mutano il suo valore sociale, il tempo che gli dedichiamo e le aspettative che in esso riponiamo.
Ventuno autori, sociologi, filosofi, scrittori, psicologi, pedagogisti, economisti, storici, giornalisti e giuristi, attraversano queste diverse dimensioni senza cercare una definizione conclusiva. Ne emerge piuttosto un interrogativo comune: che cosa significa lavorare oggi e quale posto vogliamo che il lavoro occupi nelle nostre vite?
I contributi raccolti non compongono dunque un repertorio sul lavoro, ma una pluralità di sguardi che ne interrogano contraddizioni e trasformazioni. Perché parlare del lavoro significa inevitabilmente parlare anche del suo contrario e del suo limite: del tempo, della libertà e delle forme di vita che una società rende possibili.
Ed è forse proprio da qui che occorre ripartire: non soltanto da come il lavoro sta cambiando, ma da come, attraverso il lavoro, stiamo cambiando noi.