Una scuola di classe
Quote from Sergio D'angelo on 17 March 2026, 6:39
Il sistema scolastico dovrebbe contenere le diseguaglianze e promuovere l'emancipazione culturale. Riesce a farlo?
Sebbene nel nostro Paese ci sia una evidente questione giovanile, i giovani non sono affatto un aggregato omogeneo: i livelli di istruzione, di reddito, di status professionale dei genitori e il luogo di residenza hanno un peso decisivo nei percorsi di studio e nelle scelte scolastiche e universitarie. Non solo, le diseguaglianze economiche e socio-culturali incidono in modo significativo nella costruzione della loro visione del mondo che genera decisioni e comportamenti.
Il sistema scolastico, in qualche misura, dovrebbe contenere le disparità di partenza e promuovere l’emancipazione culturale degli adolescenti meno abbienti, favorendo percorsi di vita non del tutto segnati dallo stigma dell’appartenenza a una classe sociale subalterna. Invece, soprattutto negli ultimi decenni, la scuola si configura come un dispositivo di riproduzione delle disuguaglianze, nonostante l’impegno e lo sforzo attivo, in un senso del tutto opposto, di tanti insegnati e dirigenti scolastici.
Negli ultimi quattro anni, collaborando a una iniziativa dell’Università di Foggia, ho avuto la possibilità di incontrare centinaia di giovani studenti di licei, istituti tecnici e professionali. Cosicché ho ascoltato le loro voci, ho osservato le manifestazioni talvolta ansiose e di sfiducia nei confronti di un mondo che percepiscono perlopiù ostile.
Adolescenti che esibiscono comportamenti simili nelle espressioni più tipicamente generazionali e, contemporaneamente, diversi per le differenti provenienze di classe sociale. Le differenze tra licei, istituti tecnici e professionali sono ancora sostanziali e contribuiscono in modo decisivo a perpetuare la distinzione, come la chiamerebbe Pierre Bourdieu, dell'appartenenza al campo sociale di provenienza.
Occorrerebbe allora cominciare da qui, dal pensare a costruire un sistema scolastico che emancipi, anziché escludere e marginalizzare, migliaia di giovani. Sarebbe necessaria una scuola che riconosca che la conoscenza è un premio a sé, che non serve, o addirittura è dannosa, una supposta graduatoria di merito. Il merito divide, crea privilegi e porta con sé i germi dell’individualismo esasperato.
Ma il nostro tempo sembra andare in tutt’altra direzione e tuttavia un radicale mutamento è ancora del tutto possibile, come la storia umana, imprevedibilmente, a volte ci dimostra.

Il sistema scolastico dovrebbe contenere le diseguaglianze e promuovere l'emancipazione culturale. Riesce a farlo?
Sebbene nel nostro Paese ci sia una evidente questione giovanile, i giovani non sono affatto un aggregato omogeneo: i livelli di istruzione, di reddito, di status professionale dei genitori e il luogo di residenza hanno un peso decisivo nei percorsi di studio e nelle scelte scolastiche e universitarie. Non solo, le diseguaglianze economiche e socio-culturali incidono in modo significativo nella costruzione della loro visione del mondo che genera decisioni e comportamenti.
Il sistema scolastico, in qualche misura, dovrebbe contenere le disparità di partenza e promuovere l’emancipazione culturale degli adolescenti meno abbienti, favorendo percorsi di vita non del tutto segnati dallo stigma dell’appartenenza a una classe sociale subalterna. Invece, soprattutto negli ultimi decenni, la scuola si configura come un dispositivo di riproduzione delle disuguaglianze, nonostante l’impegno e lo sforzo attivo, in un senso del tutto opposto, di tanti insegnati e dirigenti scolastici.
Negli ultimi quattro anni, collaborando a una iniziativa dell’Università di Foggia, ho avuto la possibilità di incontrare centinaia di giovani studenti di licei, istituti tecnici e professionali. Cosicché ho ascoltato le loro voci, ho osservato le manifestazioni talvolta ansiose e di sfiducia nei confronti di un mondo che percepiscono perlopiù ostile.
Adolescenti che esibiscono comportamenti simili nelle espressioni più tipicamente generazionali e, contemporaneamente, diversi per le differenti provenienze di classe sociale. Le differenze tra licei, istituti tecnici e professionali sono ancora sostanziali e contribuiscono in modo decisivo a perpetuare la distinzione, come la chiamerebbe Pierre Bourdieu, dell'appartenenza al campo sociale di provenienza.
Occorrerebbe allora cominciare da qui, dal pensare a costruire un sistema scolastico che emancipi, anziché escludere e marginalizzare, migliaia di giovani. Sarebbe necessaria una scuola che riconosca che la conoscenza è un premio a sé, che non serve, o addirittura è dannosa, una supposta graduatoria di merito. Il merito divide, crea privilegi e porta con sé i germi dell’individualismo esasperato.
Ma il nostro tempo sembra andare in tutt’altra direzione e tuttavia un radicale mutamento è ancora del tutto possibile, come la storia umana, imprevedibilmente, a volte ci dimostra.