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Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

Pastori erranti nella complessità: Il nostro tempo senza sentieri.

11 Luglio 2026 - Società

Viviamo in una complessità crescente. Siamo viaggiatori senza mappe certe, in cammino attraverso paesaggi mutevoli e provvisori.

In questo nostro tempo sociale dove l’incertezza risulta essere l’unica certezza non possiamo

più essere dei viaggiatori sicuri. Sembriamo, riprendendo un’immagine di Leopardi, dei “Pastori

Erranti” in una complessità crescente e pervasiva.

Ebbene sì: quel pastore che vagava nel silenzio notturno della campagna, solo col suo gregge,

rivolgendosi alla luna con domande schiette e radicali, oggi ci assomiglia più di quanto

immaginiamo. Anche noi vaghiamo come atomi soli in un immenso villaggio virtuale costellato da

follower, notifiche, spoiler, ritardi, scadenze e imprevisti. Quel tempo prezioso di fermarci a

riflettere sulla nostra vita si riduce a qualche spicciolo secondo, prima che la velocità dei nostri

passi con cui attraversiamo il mondo ci renda nuovamente delle figure amorfi, quasi sagome

imprecise e vibranti su uno sfondo impressionista che cambia prima ancora di metterlo a fuoco. La

complessità, come diceva per l’appunto il grande sociologo Edgar Morin, non è un ostacolo, bensì

un paesaggio da abitare con il suo intreccio di elementi contraddittori, che se divisi rischierebbero di

farci perdere il senso del tutto. Non si può negare, però, quanto sia difficile oggigiorno trovare la

direzione e tenere assieme quel nostro “gregge” di emozioni, relazioni, aspettative e fragilità che un

tempo tanto difendevamo. Una fitta nebbia di provvisorietà ci avvolge, facendo crollare anche le

fondamenta più stabili e chiedendoci di reinventarci continuamente in nuovi ruoli nonostante

l’accentuata sovrapposizione degli stessi a cui dobbiamo soccombere. E allora, invece di

lamentarci, impariamo a vivere questa complessità e questa identità in continua trasformazione. Se i

bambini e i ragazzi possono farlo attraverso una scuola nuova che adotti un metodo

transdisciplinare, intrecciando saperi ed esperienza; i più adulti dovrebbero imparare a rallentare, a

ripercorrere quei sentieri ormai ignorati per paura, per pigrizia o perché “ormai fuori moda”.

Tuttavia, essendo pastori erranti dovremmo tracciarne dei nuovi che possano ritornare o aprire a

forme di umanità inesplorate.

La sfida più grande, dunque, è tenere il passo senza perdere noi stessi.

Silvia Fuso

Insegnante - numero di articoli pubblicati : 2

Silvia Fuso

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