Per poter commentare nel forum e necessario registrarsi alla piattaforma.
Registrazione forum
A domani, la forza del possibile
Quote from Sergio D'angelo on 1 April 2026, 9:07
Emanuele Vicorito realizza un piccolo capolavoro, evitando retorica e melodramma.
La scena iniziale: adolescenti che puliscono un arenile scambiandosi tra loro insulti scherzosi e amichevoli, che si intrecciano alla canzone neomelodica diffusa da una radiolina appoggiata su un secchio capovolto. Quei giovani sono sorvegliati da un uomo adulto alle prese col suo telefonino. Poi, la cinepresa stacca e inquadra un’insegna “Ministero della Giustizia – Istituto penale per minorenni”. Sullo sfondo, s’intravede l’isoletta di Nisida, poco lontana la sagoma inconfondibile della donna distesa, Capri. Arturo, si allontana dai suoi compagni e lascia la spiaggia per fumare una sigaretta. Raggiunge la scogliera, al di là della zona recintata. E lì c’è l’incontro con una giovane turista americana che, con una sua amica, si gode il sole di quella calda giornata.
Emanuele Vicorito, regista del cortometraggio A domani, realizza un piccolo capolavoro. Il bianco e il nero delle riprese immerge lo spettatore, immediatamente, in una condizione di contrasti e di opposti: un adolescente che - recluso in un carcere minorile, quel giorno è addetto a pulire spiagge - con pochi passi attraversa il confine simbolico della reclusione e una giovane donna straniera, Katherine, portatrice di un’alterità che disorienta e attrae.
L’irruzione della ragazza provoca uno scarto, visibile nei gesti e nella postura di Arturo che, tuttavia, con quella naturale spontaneità dei giovani, fa presto a svanire. Arturo e Katherine vivono per un tempo breve, e sterile di futuro, una storia, la loro storia, fatta di sguardi, esitazioni, silenzi e d’una intensa attrazione. Arturo sa che non c’è una via d’uscita concreta, non c’è redenzione immediata. Eppure, con un comprensibile tentennamento, alla richiesta della giovane di rivedersi il giorno successivo, accetta e le dice a domani.
I due giovani si scambiano un bacio appassionato: attimi e Arturo è richiamato dal sorvegliante, che gli fa cenno di rientrare. Il ragazzo si avvia, ma Katherine lo chiama e gli dona il libro che aveva con sé, forse intuendo che un domani non ci sarebbe stato.
Vicorito evita la retorica e il melodramma, ci consegna un’opera asciutta, dotata di una forza poetica non comune nel cinema italiano, che in meno di venti minuti apre a riflessioni che toccano le corde profonde della vita associata. La reclusione di un adolescente privato del suo futuro, a prescindere dalle sue eventuali colpe. La possibilità anche in condizioni improbabili di ritrovare nello sguardo dell’altro la dimensione più intima del noi.
E' questo che ci lascia il piccolo gioiello di Vicorito: nonostante tutto, l’umano è aperto al possibile, a ciò che potrebbe essere altrimenti da quel che è. Ora Arturo, a bordo del cellulare della polizia penitenziaria, guarda il libro, lo sfoglia, chiude gli occhi, ne odora la carta stampata. Il suo viso si fa quasi sereno.
Il film è disponibile su Raiplay

Emanuele Vicorito realizza un piccolo capolavoro, evitando retorica e melodramma.
La scena iniziale: adolescenti che puliscono un arenile scambiandosi tra loro insulti scherzosi e amichevoli, che si intrecciano alla canzone neomelodica diffusa da una radiolina appoggiata su un secchio capovolto. Quei giovani sono sorvegliati da un uomo adulto alle prese col suo telefonino. Poi, la cinepresa stacca e inquadra un’insegna “Ministero della Giustizia – Istituto penale per minorenni”. Sullo sfondo, s’intravede l’isoletta di Nisida, poco lontana la sagoma inconfondibile della donna distesa, Capri. Arturo, si allontana dai suoi compagni e lascia la spiaggia per fumare una sigaretta. Raggiunge la scogliera, al di là della zona recintata. E lì c’è l’incontro con una giovane turista americana che, con una sua amica, si gode il sole di quella calda giornata.
Emanuele Vicorito, regista del cortometraggio A domani, realizza un piccolo capolavoro. Il bianco e il nero delle riprese immerge lo spettatore, immediatamente, in una condizione di contrasti e di opposti: un adolescente che - recluso in un carcere minorile, quel giorno è addetto a pulire spiagge - con pochi passi attraversa il confine simbolico della reclusione e una giovane donna straniera, Katherine, portatrice di un’alterità che disorienta e attrae.
L’irruzione della ragazza provoca uno scarto, visibile nei gesti e nella postura di Arturo che, tuttavia, con quella naturale spontaneità dei giovani, fa presto a svanire. Arturo e Katherine vivono per un tempo breve, e sterile di futuro, una storia, la loro storia, fatta di sguardi, esitazioni, silenzi e d’una intensa attrazione. Arturo sa che non c’è una via d’uscita concreta, non c’è redenzione immediata. Eppure, con un comprensibile tentennamento, alla richiesta della giovane di rivedersi il giorno successivo, accetta e le dice a domani.
I due giovani si scambiano un bacio appassionato: attimi e Arturo è richiamato dal sorvegliante, che gli fa cenno di rientrare. Il ragazzo si avvia, ma Katherine lo chiama e gli dona il libro che aveva con sé, forse intuendo che un domani non ci sarebbe stato.
Vicorito evita la retorica e il melodramma, ci consegna un’opera asciutta, dotata di una forza poetica non comune nel cinema italiano, che in meno di venti minuti apre a riflessioni che toccano le corde profonde della vita associata. La reclusione di un adolescente privato del suo futuro, a prescindere dalle sue eventuali colpe. La possibilità anche in condizioni improbabili di ritrovare nello sguardo dell’altro la dimensione più intima del noi.
E' questo che ci lascia il piccolo gioiello di Vicorito: nonostante tutto, l’umano è aperto al possibile, a ciò che potrebbe essere altrimenti da quel che è. Ora Arturo, a bordo del cellulare della polizia penitenziaria, guarda il libro, lo sfoglia, chiude gli occhi, ne odora la carta stampata. Il suo viso si fa quasi sereno.
Il film è disponibile su Raiplay