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Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

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I comportamenti sessuali degli italiani. Note critiche a margine dell’indagine Censis “Il piacere degli italiani”

Il rapporto del Censis sostiene che la sessualità degli italiani sarebbe un ambito ancora vitale. Il sesso un piacere frequente e diffuso. E' proprio così? O invece è una narrazione culturale in cui la sessualità viene investita di una funzione compensativa, diventando uno dei pochi ambiti in cui cercare riconoscimento e intensità? Ma questa sovra investitura rischia di ampliare la distanza tra ideale e vissuto, tra ciò che si dice e ciò che si esperisce. 

Nel 1948 e poi nel 1953 lo zoologo Alfred Kinsey pubblicò due indagini, la prima riguardava il comportamento sessuale dell'uomo e la seconda quello della donna. Grazie all’acume sociologico dell’autore, furono  rivelate su larga scala le abitudini sessuali degli americani, mostrando una netta discordanza tra la morale pubblica e le pratiche reali. Da allora in poi, almeno nei paesi occidentali, le ricerche sui comportamenti sessuali sono frequenti e ben documentate. In Italia, meritevolmente, il Censis ne ha svolte una nel 2000 e un’altra, di recente, presentata qualche giorno fa a Roma. La seconda indagine è stata realizzata nel 2025 e si riferisce a un campione di italiani, uomini e donne, tra i 18 e i 60 anni. Il Censis l’ha intitolata Il piacere degli italiani (1).

In un Paese attraversato da incertezze economiche, disillusione politica e crescente frammentazione sociale, la sessualità, secondo l’istituto di ricerca, sembrerebbe rappresentare un ambito ancora vitale, addirittura dinamico: sarebbe un piacere frequente, diffuso, plurale. Una rappresentazione a dir poco enfatica che solleva alcuni interrogativi. Nell’immagine restituita dagli analisti del Censis, c’è qualcosa di rassicurante, e forse anche di consolatorio.

Se provassimo a disaggregare i dati della stessa ricerca, poi a ricomporli e a confrontarli con altre surveys si delineerebbe un quadro molto meno lineare e talvolta perfino opposto. Il primo elemento da considerare riguarda un aspetto metodologico delle indagini sulla sessualità. Da tempo la sociologia segnala il peso della desiderabilità sociale quando si parla di sesso: i rispondenti tendono a dichiarare ciò che appare normale o desiderabile, più di ciò che effettivamente accade. Per cui, il dato di una maggioranza ampia di italiani che avrebbe rapporti settimanali potrebbe riflettere una narrazione da dichiarare in pubblico più che una pratica reale.

Consideriamo, allora, i dati del Censis: il 40 per cento degli intervistati (sia uomini che donne) dichiara di non essere per nulla soddisfatto della propria vita sessuale. E quattro italiani su dieci non sono una minoranza trascurabile. Se invece scomponiamo il 60 per cento che si dichiara soddisfatto, notiamo un’incongruenza: i due terzi lo sono all’interno di una relazione stabile e duratura (quanto ha inciso in questo caso l’effetto desiderabilità sociale?), mentre i single soddisfatti, che avrebbero minori vincoli, sono solo un terzo. Non solo, per coloro che dichiarano di avere un solo rapporto settimanale (sono il 27 per cento), i regolari secondo il Censis, come afferma la ginecologa Alessandra Grazzotin nel suo intervento alla presentazione dell’indagine, chi potrebbe definire intensa un’attività che si consuma solo una volta a settimana? E aggiunge testualmente “quell’unica volta è come la timbratura del cartellino che si compie per non litigare, magari di sabato”.

Intensa sarebbe un’attività sessuale compiuta almeno una volta al giorno. Frequenza che invece riguarda soltanto uno sparuto 5 per cento del campione e che si verifica, generalmente, nello stato nascente di una relazione. Se sommiamo i regolari, i saltuari, gli occasionali e gli astinenti (categorie adottate dal Censis) otteniamo circa il 65 per cento. Sono uomini e donne che hanno una vita sessuale contraddistinta da routine, sporadicità e casualità e rappresentano un’ampia maggioranza.

Anche il numero dei partner avuti nel corso della vita è indicativo di una non trascurabile renitenza alla sperimentazione sessuale: solo un italiano su cinque dichiara di averne avuti 6 o più, mentre più del 20 per cento ne avrebbe avuto solo uno. E veniamo a un altro indicatore fondamentale per la qualità di un rapporto intimo, la durata: solo il 17 per cento lo svolge in un tempo che supera i 30 minuti. Il restante 83 per cento si situa tra i 5 e i 30 minuti. Tantissime attività che considereremmo futili, di cui non ricordiamo nulla, hanno una maggiore durata.

Dunque lo scenario, riformulando i dati, non appare come il regno del piacere, tutt’altro. In definitiva, come mostrano altre ricerche sia internazionali che italiane (2), i rapporti sessuali nel nostro presente, sono meno frequenti del passato, spesso intermittenti, e più veloci. Una vera e propria recessione sessuale: meno incontri, più discontinuità, una crescente distanza tra rappresentazione e pratica.

Un ulteriore elemento critico riguarda il ruolo del digitale. L’espansione delle piattaforme, della pornografia e degli incontri online, produce un’iperstimolazione simbolica che non sempre si traduce in esperienza concreta. Si configura così una sessualità sempre più rappresentata, narrata, consumata come immaginario — ma non necessariamente vissuta. In questo scarto tra esposizione e pratica si gioca una delle trasformazioni della vita sessuale più rilevanti del tempo attuale.

L’indagine del Censis, benché ricca di spunti, si presenta come una narrazione culturale: un racconto che intercetta desideri, aspettative, rappresentazioni condivise. Il piacere degli italiani potrebbe essere, almeno in parte, un piacere dichiarato, evocato, perfino auspicato. E forse è proprio qui il punto sociologicamente più interessante. In una società segnata da incertezza e perdita di riferimenti collettivi, la sessualità viene investita di una funzione compensativa: diventa uno dei pochi ambiti in cui cercare riconoscimento e intensità. Ma questa sovra investitura rischia di ampliare la distanza tra ideale e vissuto, tra ciò che si dice e ciò che si esperisce.

Note:

  1. Censis, Il piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali. Rapporto finale, marzo 2026 https://www.censis.it/wp-content/uploads/2026/03/editato_IL-PIACERE-DEGLI-ITALIANI-RAPPORTO-FINALE-24-MARZO-2026.pdf
  2. Indagini condotte dall’Istituto Superiore di Sanità; Rapporti ISTISAN / salute sessuale e riproduttiva; Indagini Istat; Indagini dell’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma; Indagini europee con dati italiani: HBSC (OMS Europa)