Skip to main content
Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

Per poter commentare nel forum e necessario registrarsi alla piattaforma.

Forum Navigation
You need to log in to create posts and topics.

La tecnologia è neutrale?

La tecnologia non è mai neutrale, perché dietro ogni tecnologia ci sono decisioni progettuali, scelte economiche, valori culturali e ideologie di fondo.

La tecnologia non è mai neutrale: dietro ogni tecnologia ci sono decisioni progettuali, scelte economiche, valori culturali, ideologie di fondo. Chi la progetta ne influenza il suo uso, ha valori, interessi e obiettivi che si riflettono nel prodotto finale: i social media sono stati progettati per massimizzare l’engagement, perché i loro modelli di business dipendono dalla pubblicità. Alcune tecnologie nascono proprio con una chiara visione di fondo: il software open source è legato a valori di condivisione e collaborazione; il fenomeno della blockchain è nato con una filosofia di decentralizzazione e con un sentimento di sfiducia verso le istituzioni tradizionali. La tecnologia favorisce alcuni usi e ne ostacola altri. Una telecamera di sorveglianza può essere usata per la sicurezza o per il controllo sociale.
Le grandi aziende e i governi indirizzano le tecnologie. Chi finanzia la tecnologia ne decide spesso la direzione: l’esperienza della Silicon Valley ha spinto una visione del mondo basata sulla crescita infinita e sulla disruptive innovation, inflenzando lo sviluppo di Internet e della stessa intelligenza artificiale. Il concetto di disruption si deve a Clayton M. Christensen (Il dilemma dell’innovatore, Franco Angeli, 2000) che osserva che anche aziende leader in un determinato settore possono fallire quando emergono nuove tecnologie, perché spesso si concentrano sull’ottimizzazione dei prodotti esistenti per i clienti attuali, ignorando le nuove tecnologie, che inizialmente sembrano non creare problemi perché inferiori, ma che poi rivoluzionano il mercato. L’intelligenza artificiale, il cloud computing, la blockchain hanno rivoluzionato interi settori. Tesla ha rivoluzionato il settore automobilistico con auto elettriche avanzate. Startup come Uber, Airbnb e Netflix hanno trasformato i mercati con piattaforme digitali e strategie basate su dati. Amazon ha stravolto il commercio al dettaglio con l’e-commerce e la logistica innovativa. OpenAI sta trasformando il lavoro e la creatività con l’intelligenza artificiale generativa.
Tutto questo significa che la tecnologia è politica: determina chi ha il potere, chi può accedere alle risorse e quali comportamenti vengono incentivati o disincentivati. Anche decidere di sviluppare o non sviluppare una certa tecnologia è una scelta politica e ideologica. Allora, cosa possiamo fare? Possiamo riflettere su queste dinamiche e partecipare al dibattito con spirito critico, chiedendoci sempre: Chi ha progettato questa tecnologia e con quale scopo? Quali valori e ideologie incorpora? Chi ne trae beneficio e chi invece potrebbe esserne svantaggiato? Soltanto provando a rispondere a queste domande possiamo evitare di subire la tecnologia passivamente e iniziare a plasmarla in modo più consapevole, etico e inclusivo. Forse.