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Le belle notizie
Quote from Guido Croci on 30 April 2026, 12:35
Una bella notizia non è una notizia: ma deve essere proprio così?
45 anni fa volevo fare il giornalista e ho frequentato un corso di formazione, con ottimi insegnanti, professionisti della carta stampata e della televisione. La prima cosa che mi hanno ricordato (perché – come tutti – già lo sapevo) è che una bella notizia non è una notizia; una notizia – per essere tale – deve essere gioco forza brutta. Sino a qui, tutto bene. Non mi sarei strappato i capelli per questo. Tanto più che poi non ho fatto il giornalista.
Se non che, su questa storia talvolta tornavo: perché dovrebbe essere dato per scontato che se cade un aereo o un amministratore ruba mille euro va in prima pagina e non se quella stessa compagnia aerea vanta un record assoluto in fatto di mancati incidenti e se quello stesso amministratore ha dato un sostegno economico a cento famiglie della sua città sull’orlo della disperazione? Perché, aprendo un quotidiano o ascoltando un telegiornale, si ha immancabilmente l’impressione che in questo diavolo di Paese e in questo diavolo di Mondo tutto è nero e non funziona niente!? Mi si dirà: ma è nella natura umana rimestare nel torbido, prorompere d’adrenalina di fronte alla follia degli accadimenti padroni della nostra vita quotidiana. Il delitto - è inutile negarlo - esercita da sempre una sinistra fascinazione sull’essere umano (Barbara Biscotti, Grandi delitti nella storia, Corriere della Sera). Dostoevskij applaudirebbe. In parte anch’io, ma non completamente.
Sussiste, in generale, una qualche sovraesposizione della guerra, rispetto alla pace, e tale sovraesposizione è figlia dei fatti, giacché quando si presero a narrare le grandi imprese e venne così inventata la storia – furono privilegiati i fatti di guerra. Le imprese di guerra erano le uniche meritevoli di essere memorizzate, capaci di catturare l’attenzione dei più; giacché la pace si presentava come un non-avvenimento, uno spazio vuoto da riempire, un periodo bello e noioso da superare (Marco Bettalli, Un mondo di ferro. La guerra nell’Antichità).
Nel prendere atto di quella espressione comportamentale così connotata, ci dovrà pur essere dietro un’idea altrettanto connotata di essere umano. L’uomo è un animale essenzialmente selvatico, per natura, dedito alla violenza, alla prevaricazione, un’entità la cui bilancia pende inevitabilmente dalla parte del male, del brutto, del sadico, del nero, del demoniaco? Non è forse vero che la parte più accattivante della Divina Commedia è proprio quella dedicata all’Inferno?
Le teorie sulla direzione e consistenza della natura umana non mancano. Tuttavia, teorie a parte, non è che oramai ci siamo abituati a considerare come naturali certe asserzioni sulla nostra genuina essenza, che invece rispondono a dettami squisitamente culturali? Dove sono le prove inconfutabili di quella naturalità? Si vedono tante storture, non v’è dubbio, ma si colgono pure tante cose belle. Perché allora non trattare una bella notizia come una notizia?

Una bella notizia non è una notizia: ma deve essere proprio così?
45 anni fa volevo fare il giornalista e ho frequentato un corso di formazione, con ottimi insegnanti, professionisti della carta stampata e della televisione. La prima cosa che mi hanno ricordato (perché – come tutti – già lo sapevo) è che una bella notizia non è una notizia; una notizia – per essere tale – deve essere gioco forza brutta. Sino a qui, tutto bene. Non mi sarei strappato i capelli per questo. Tanto più che poi non ho fatto il giornalista.
Se non che, su questa storia talvolta tornavo: perché dovrebbe essere dato per scontato che se cade un aereo o un amministratore ruba mille euro va in prima pagina e non se quella stessa compagnia aerea vanta un record assoluto in fatto di mancati incidenti e se quello stesso amministratore ha dato un sostegno economico a cento famiglie della sua città sull’orlo della disperazione? Perché, aprendo un quotidiano o ascoltando un telegiornale, si ha immancabilmente l’impressione che in questo diavolo di Paese e in questo diavolo di Mondo tutto è nero e non funziona niente!? Mi si dirà: ma è nella natura umana rimestare nel torbido, prorompere d’adrenalina di fronte alla follia degli accadimenti padroni della nostra vita quotidiana. Il delitto - è inutile negarlo - esercita da sempre una sinistra fascinazione sull’essere umano (Barbara Biscotti, Grandi delitti nella storia, Corriere della Sera). Dostoevskij applaudirebbe. In parte anch’io, ma non completamente.
Sussiste, in generale, una qualche sovraesposizione della guerra, rispetto alla pace, e tale sovraesposizione è figlia dei fatti, giacché quando si presero a narrare le grandi imprese e venne così inventata la storia – furono privilegiati i fatti di guerra. Le imprese di guerra erano le uniche meritevoli di essere memorizzate, capaci di catturare l’attenzione dei più; giacché la pace si presentava come un non-avvenimento, uno spazio vuoto da riempire, un periodo bello e noioso da superare (Marco Bettalli, Un mondo di ferro. La guerra nell’Antichità).
Nel prendere atto di quella espressione comportamentale così connotata, ci dovrà pur essere dietro un’idea altrettanto connotata di essere umano. L’uomo è un animale essenzialmente selvatico, per natura, dedito alla violenza, alla prevaricazione, un’entità la cui bilancia pende inevitabilmente dalla parte del male, del brutto, del sadico, del nero, del demoniaco? Non è forse vero che la parte più accattivante della Divina Commedia è proprio quella dedicata all’Inferno?
Le teorie sulla direzione e consistenza della natura umana non mancano. Tuttavia, teorie a parte, non è che oramai ci siamo abituati a considerare come naturali certe asserzioni sulla nostra genuina essenza, che invece rispondono a dettami squisitamente culturali? Dove sono le prove inconfutabili di quella naturalità? Si vedono tante storture, non v’è dubbio, ma si colgono pure tante cose belle. Perché allora non trattare una bella notizia come una notizia?