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Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

L’abbandono silenzioso del lavoro

12 March 2026 - Società

Da qualche anno, un fenomeno, difficile da rilevare statisticamente ma che si diffonde con pervasività carsica, caratterizza il mondo del lavoro nel nostro Paese: l’abbandono silenzioso (Quiet Quitting), che  consiste in una ridefinizione “soggettiva” del proprio rapporto di lavoro.

Ossia, il lavoratore quiet quitter ridurrebbe l’impegno dedicato allo svolgimento delle proprie attività lavorative sia in termini quantitativi, nel fare l’indispensabile pur nel rispetto dei compiti assegnati e dell’orario di lavoro, sia manifestando un modesto coinvolgimento. Si assiste a una diffusa disaffezione al lavoro e, come riferisce il V Rapporto Censis, si verifica un  “declassamento valoriale del lavoro, non più epicentro delle vite e delle aspirazioni, ma riportato al rango di una delle tante attività di cui si compone il puzzle quotidiano delle vite individuali.” Il lavoro perderebbe un suo specifico connotato, quello di attribuire status e riconoscimento sociale e professionale. Non avrebbe più la rilevanza di qualche decennio fa, poiché nella vita di gran parte dei lavoratori crescerebbe l’importanza di fattori alternativi: più tempo per sé stessi e meno da dedicare al lavoro, più attenzione da destinare alla famiglia e alle proprie passioni e un deciso rifiuto delle attività lavorative straordinarie che eccedano i compiti definiti contrattualmente.

La percentuale dei lavoratori italiani soddisfatti del proprio lavoro è appena del 4 per cento (la più bassa tra i Paesi partecipanti all’inchiesta di Gallup Poll). E come conferma il Rapporto Censis ben l’82,3 per cento dei lavoratori è insoddisfatta e ritiene di meritare di più. Una delle principali spiegazioni della tendenza all’abbandono la ritroviamo nelle caratteristiche strutturali del mercato del lavoro italiano che non facilita un incontro soddisfacente tra domanda e offerta di lavoro. La quota delle professioni intellettuali, nel nostro Paese, è tra le più basse d’Europa e non crescono in misura soddisfacente gli occupati nell’istruzione, nella  sanità e nei servizi alle imprese. Insomma l’Italia presenta una domanda di lavoro orientata verso le basse qualifiche, diversamente da quanto accade nel resto d’Europa.

Per ora, si abbandona tacitamente un lavoro spesso scadente e pressante, ma non è da escludere che il silenzio possa trasformarsi in conflitto esplicito. Imprenditori e policy maker, al di la delle dichiarazioni incaute sul tasso di occupazione, avrebbero di che riflettere e preoccuparsi.

Sergio D'Angelo

Sociologo - numero di articoli pubblicati : 25

Sergio D'Angelo

Sociologo, collabora con le università di Bari, Foggia e Cagliari. Svolge attività didattica e di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: Sguardi. L’attualità in questione, Edizioni Giuseppe Laterza, 2025, Percorsi di vita e orientamento al futuro. Ricerca-intervento nelle scuole superiori, in Pedagogia in azione, Edizioni Ares, 2026. Inciampi. Poesie, Edizioni Giuseppe Laterza, 2024.

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