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Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

La tendenza al riarmo in Europa tra svantaggi e ipotetici vantaggi

25 February 2026 - Società

ABSTRACT

Nel ritorno delle armi si riflette una scelta di civiltà. Tra sicurezza e benessere, il saggio interroga il prezzo sociale di un’Europa che cambia priorità.

La tendenza al riarmo dei paesi europei è inutile e dannosa. Inutile perché richiede ai singoli paesi di investire sino al 5% del proprio Pil per armamenti in assenza di una politica estera ed una politica di difesa comune. Il semplice incremento della spesa non assicura l’efficacia della difesa e perpetua le duplicazioni, l’assenza di coordinamento produttivo e l’inefficienza del settore degli armamenti. Dannoso perché obbliga gli stati a sostituire nei bilanci pubblici lo stato sociale con armi. Il primo incrementa il benessere delle persone, il secondo solo gli strumenti di distruzione e morte.
Spendere più soldi per gli armamenti in Europa non porta affatto ad effetti benefici sulla crescita economica. L’Europa importa un terzo delle sue armi dall’estero, soprattutto dagli USA, e quindi una parte consistente della produzione avvantaggerà i nostri alleati di oltre Atlantico. Impatti di gran lunga favorevoli alla crescita si hanno invece investendo in sanità, istruzione e ambiente.
L’incremento della spesa in armamenti potrà essere finanziato a debito o attraverso riduzioni di spesa pubblica o incrementi della tassazione. Nel primo caso i paesi altamente indebitati dovranno affrontare i giudizi dei mercati nella raccolta dei prestiti. Ciò porterà all’aumento dei tassi e a un ulteriore incremento del debito. In questo caso si dovrebbero prevedere un intervento della BCE, allo stato attuale non chiamata in causa. Difficile che governi di destra finanzieranno il Piano aumentando le tasse in modo significativo. Il risultato più probabile sarà la riduzione della spesa per stato sociale, istruzione, sanità, ambiente, trasporti. Con il conseguente peggioramento della qualità della vita dei cittadini.

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Tags: Difesa comune europea, Industria degli armamenti, Riarmo europeo, Spesa militare

Michele Capriati

Professore di Politica economica - numero di articoli pubblicati : 1

Michele Capriati

Professore di Politica economica all’Università degli Studi di Bari. I suoi principali interessi di studio riguardano temi di politica industriale e dell’innovazione, dello sviluppo umano e sostenibile, del mercato del lavoro. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, collabora con alcune testate giornalistiche.

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