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Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

Guido Croci

Sociologo - numero di articoli pubblicati : 24

Guido Croci

Sociologo, ha lavorato per oltre trent’anni nel sistema universitario. Attualmente scrive anche su Primo Piano, rivista on-line di attualità, politica e cultura e tiene un corso di Sociologia generale presso l’Università della Terza Età di Trani. Dal 2002 al 2024 ha pubblicato dieci romanzi.

Ogni cosa al suo posto

Il testo di Zygmunt Bauman spiega che definiamo “fuori posto” (come le erbacce) ciò che rompe l’ordine e le categorie che costruiamo per dare senso e stabilità al mondo, anche se tali distinzioni sono spesso artificiali.

Guido Croci / Sociologo - 21 March 2026

Stamattina, mentre annaffiavo i fiori in terrazza, ho notato alcune erbacce e subito le ho sradicate. Poi, però, mi sono detto: Perché considero queste erbacce come erbacce? E mi sono risposto: Forse perché sono fuori posto, perché starebbero bene in un campo incolto e non nei miei bei vasi di fiori; però, ora che le guardavo meglio, le erbacce forse erano addirittura belle. Le erbacce sono spesso belle da vedersi, e magari le ammiriamo quando passeggiamo in un campo incolto. La loro colpa era quella d’essere entrate, senza essere invitate, in un luogo non adatto [...]

Cultura e Natura

Secondo Zygmunt Bauman, la cultura è l’insieme degli interventi umani che trasformano e ordinano la realtà naturale, ma con il progresso scientifico e tecnologico finisce per apparire essa stessa “naturale”, rendendo sempre più difficile distinguere tra cultura e natura.

Guido Croci / Sociologo - 20 March 2026

Che rapporto c’è tra la cultura e la natura? Sono due fenomeni nettamente distinguibili? Osserva Zygmunt Bauman (Pensare sociologicamente, Ipermedium libri, 2000, pp. 139-154): ci sono cose su cui possiamo intervenire e cose su cui non possiamo intervenire. La prima situazione definisce l’ambito della cultura, la seconda, l’ambito della natura. Un agricoltore trasforma un campo incolto in un campo coltivato: seleziona i semi da impiantare, segue il loro nutrimento, cura le piante che crescono, elimina le erbacce, uccide gli ospiti indesiderati. Cosa fa? Rivede l’ordine delle cose, introduce un ordine laddove ordine non c’era, impone [...]

L’obsolescenza programmata

L’articolo sostiene che oggi l’obsolescenza programmata e quella simbolica coincidono di fatto, perché più che i difetti imposti dalle industrie è il consumatore stesso, influenzato da pubblicità e marketing, a sostituire rapidamente i prodotti prima che smettano davvero di funzionare.

Guido Croci / Sociologo - 11 March 2026

Serge Latouche (Usa e getta. Le follie dell’obsolescenza programmata, Bollati Boringhieri, 2015) osserva che c’è una obsolescenza tecnica: la fine di un prodotto a seguito della perdita delle sue potenzialità o utilità, una obsolescenza programmata: ovverosia l’intenzionale introduzione di un difetto in un prodotto, e una obsolescenza simbolica: il precoce declassamento di un prodotto a opera della pubblicità e della moda. Ebbene: le due ultime forme di obsolescenza (programmata e simbolica), al di là degli aspetti formali, costituiscono ormai, nella sostanza, un unico fenomeno. Infatti, se da un lato, non è affatto facile provare che [...]

Il ruolo della fiducia nel romanzo moderno e nei social

Tra romanzo e social si gioca una frattura invisibile: quella della fiducia. Quando il patto si dissolve, non cambia solo il racconto, ma l’intero tessuto del vivere comune.

Guido Croci / Sociologo - 27 February 2026

Il romanzo moderno e i social condividono uno stesso spazio vitale: la moltiplicazione delle esistenze. La possibilità di abitare altre vite oltre quella reale. Tuttavia, divergono su una questione fondamentale: il ruolo della fiducia. Mentre il romanzo si fonda su un patto di fiducia tra l’autore e il lettore, nel caso dei social questo patto non esiste, e qualora possa sembrare di sì, è pura mistificazione. La conclusione non va sottovalutata giacché, la mancanza di quel patto, non si ferma ai social, ma – evidentemente - penetra con mille rivoli in ogni aspetto della società.

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