Una scuola di classe
Il sistema scolastico dovrebbe contenere le diseguaglianze e promuovere l'emancipazione culturale. Riesce a farlo?
Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.
Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.
Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro. Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.
In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.
Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.
Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.
Il sistema scolastico dovrebbe contenere le diseguaglianze e promuovere l'emancipazione culturale. Riesce a farlo?
Da qualche anno, un fenomeno, difficile da rilevare statisticamente ma che si diffonde con pervasività carsica, caratterizza il mondo del lavoro nel nostro Paese: l’abbandono silenzioso (Quiet Quitting), che consiste in una ridefinizione “soggettiva” del proprio rapporto di lavoro.
L’articolo sostiene che, in un mondo storicamente segnato dalla guerra e oggi dominato da grandi potenze senza un vero equilibrio politico, l’unica possibile risposta all’attuale scenario internazionale sarebbe la nascita di nuove comunità unite da un’identità umana comune.
Albert Camus aveva ventidue anni (1935) quando scrisse una serie di brevi saggi in forma di racconto, raccolti nel volumetto Il Rovescio e il Diritto, pubblicato in Italia da Bompiani. Titolo che abbiamo voluto dare a questa minuscola rubrica.
Un attraversamento della contemporaneità tra utopia, disincanto e melanconia, dove le forme di vita mutano senza nome e le emozioni collettive diventano tracce profonde di un’epoca in trasformazione.