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Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

Nazismo esoterico

23 April 2026 - Società

L’esoterismo non fu la causa principale dell’avvento al potere del nazismo, ma tuttavia ebbe un ruolo significativo nell’edificare il tragico immaginario del regime.

Il rapporto tra nazismo ed esoterismo è tema complesso e assai accattivante. Non fu la causa principale dell’avvento al potere del nazismo, ma tuttavia ebbe un ruolo significativo nell’offrire su un piatto d’argento miti, simboli, linguaggi che contribuirono non poco a edificare il tragico immaginario del regime (Antonio Masullo, Trilogia del Male, Argento Vivo, 2025). L’esoterismo alimentò l’immaginario nazista, mettendo a disposizione rituali, miti e simboli che cementarono la propaganda e la coesione del movimento. Fu soprattutto Himmler, capo delle SS, a spingerlo in chiave mistico-esoterica. Hitler, che diffidava di tutto e di tutti, pensò bene di sfruttare a suo vantaggio il potere dei simboli che, nelle sue mani, divennero un portentoso strumento di azione politica. In Mein Kampf scrive che i simboli devono essere semplici, chiari e immediati per riuscire a colpire le masse. Un simbolo per essere efficace in termini politici deve colpire l’occhio e fissarsi nella memoria, è più efficace della parola scritta, giacché agisce su un piano emotivo e quasi religioso. Hitler è convinto che i simboli, se utilizzati efficacemente, posseggono la stessa forza della fede e possono dunque costituire uno straordinario strumento di mobilitazione.

Hitler riuscì a trasformare la politica in una sorta di religione secolare. Usò i simboli come strumenti di dominio, come leve per gestire il potere, e nel loro insieme, quei simboli, ebbero l’effetto di colonizzare sia lo spazio dei singoli che lo spazio pubblico. Divennero un segno di appartenenza, un collante identitario, un marchio di fede. La bandiera con la svastica era l’equivalente della croce cattolica. Le adunate di Norimberga vennero concepite come riti collettivi dal grande impatto scenografico: la disposizione geometrica delle masse, le bandiere e le torce al vento, i fasci di luce verticali, che creavano un effetto quasi liturgico. Il culto dei caduti, dove i morti venivano elevati a martiri e il sacrificio personale si trasformava in collante spirituale per l’intera comunità. Il partito si trasformò in una sorta di chiesa politica, dove il capo supremo si presentava alle genti come un messia.

Hitler aveva compreso che la politica moderna, per essere sul serio efficace, non poteva limitarsi all’uso della parola; occorreva qualcos’altro per mobilitare sensazioni, emozioni, rituali. I discorsi erano studiati come un teatro politico: gesti e pause erano calibrati per suscitare un impatto viscerale. Il saluto romano era un rito quotidiano, un simbolo verbale e gestuale che disciplinava le relazioni inter-soggettive e la società nel suo complesso. I simboli avevano il potere di visualizzare l’ideologia, e attraverso il loro uso sistematico, il nazismo appariva non solo come movimento politico, ma come irrefutabile destino.

Guido Croci

Sociologo - numero di articoli pubblicati : 24

Guido Croci

Sociologo, ha lavorato per oltre trent’anni nel sistema universitario. Attualmente scrive anche su Primo Piano, rivista on-line di attualità, politica e cultura e tiene un corso di Sociologia generale presso l’Università della Terza Età di Trani. Dal 2002 al 2024 ha pubblicato dieci romanzi.

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