La tendenza al riarmo in Europa tra svantaggi e ipotetici vantaggi
ABSTRACT
Nel ritorno delle armi si riflette una scelta di civiltà. Tra sicurezza e benessere, il saggio interroga il prezzo sociale di un’Europa che cambia priorità.
La tendenza al riarmo dei paesi europei è inutile e dannosa. Inutile perché richiede ai singoli paesi di investire sino al 5% del proprio Pil per armamenti in assenza di una politica estera ed una politica di difesa comune. Il semplice incremento della spesa non assicura l’efficacia della difesa e perpetua le duplicazioni, l’assenza di coordinamento produttivo e l’inefficienza del settore degli armamenti. Dannoso perché obbliga gli stati a sostituire nei bilanci pubblici lo stato sociale con armi. Il primo incrementa il benessere delle persone, il secondo solo gli strumenti di distruzione e morte.
Spendere più soldi per gli armamenti in Europa non porta affatto ad effetti benefici sulla crescita economica. L’Europa importa un terzo delle sue armi dall’estero, soprattutto dagli USA, e quindi una parte consistente della produzione avvantaggerà i nostri alleati di oltre Atlantico. Impatti di gran lunga favorevoli alla crescita si hanno invece investendo in sanità, istruzione e ambiente.
L’incremento della spesa in armamenti potrà essere finanziato a debito o attraverso riduzioni di spesa pubblica o incrementi della tassazione. Nel primo caso i paesi altamente indebitati dovranno affrontare i giudizi dei mercati nella raccolta dei prestiti. Ciò porterà all’aumento dei tassi e a un ulteriore incremento del debito. In questo caso si dovrebbero prevedere un intervento della BCE, allo stato attuale non chiamata in causa. Difficile che governi di destra finanzieranno il Piano aumentando le tasse in modo significativo. Il risultato più probabile sarà la riduzione della spesa per stato sociale, istruzione, sanità, ambiente, trasporti. Con il conseguente peggioramento della qualità della vita dei cittadini.