La casa di vetro
L’ideale di una “casa di vetro”, simbolo di totale trasparenza, è ambiguo perché se da un lato promette verità e purezza, dall’altro rischia di trasformarsi in controllo, finzione e perdita di autenticità, rendendo il segreto una componente necessaria della vita umana.
Scrive Palazzeschi in Chi sono?: “Quanto a me, io mi trovo pieno di una strana allegria, continuerò ad abitare la mia casa di vetro”.
La casa di vetro è il sogno di chi crede in una vita senza segreti. Di contro, c’è chi pensa che l’ideale di una vita trasparente si trasformerebbe nel suo contrario: in una vita dentro una casa-prigione. Basta leggere il romanzo NOI di Zamjàtin o i Testamenti traditi di Kundera: la casa di vetro in cui l’uomo vive sotto gli occhi di tutti era il sogno surrealista caro a Breton, ma è anche una consumata utopia fascista e comunista: una vita senza segreti, in cui vita pubblica e vita privata siano tutt’uno, è l’anticamera di una società totalmente controllata dal Grande Fratello. La casa di vetro era il sogno di Breton e anche, prima di lui, di Diogene.
E poi, nel momento in cui qualcuno assiste alle nostre azioni, ci adattiamo agli occhi che ci osservano, e nulla di ciò che facciamo ha più verità. Avere un pubblico significa vivere nella menzogna (Kundera: L’insostenibile leggerezza dell’essere). Due visioni antitetiche. Per l’una, la casa di vetro porta purezza e verità. Per l’altra, opacità e menzogna. Verità e menzogna, due termini che corrono lungo tutto il corso della storia dell’umanità. Noi moderni viviamo nel bel mezzo della verità o della menzogna?
La nostra esistenza poggia non poco sulla fiducia nella sincerità degli altri, perché molte decisioni si fondano su premesse che non siamo in grado di verificare; in questo senso, gli altri sono tendenzialmente portatori di verità. Basti pensare al ruolo giocato dagli esperti. Tuttavia, la menzogna è sempre dietro l’angolo. Noi viviamo immersi sia nella verità che nella menzogna. Oggi, forse, più che mai.
Il termine menzogna evoca il termine segreto, che – in quanto occultamento di verità – a noi moderni appare come il peggior nemico della democrazia. Ma tra verità e segreto non esiste una contraddizione insanabile, giacché il valore negativo che noi attribuiamo al segreto è solo apparente. Il segreto, infatti, per sua intima natura, si pone in modo neutrale rispetto ai contenuti, dato che può, sì, celare la parte peggiore di un uomo, ma anche la parte migliore (Georg Simmel, Il segreto e la società segreta).
E allora: vogliamo oppure no, vivere in una casa di vetro? Io voto no. Non solo per quanto detto, ma perché – facendo mia l’intuizione di Sabine nell’Insostenibile – vivere dentro una casa di vetro, dove tutti possono vedere tutto, che gusto c’è?