Neoliberalismo e nazionalismo autoritario: un matrimonio inatteso
Neoliberalismo e nazionalismo autoritario: fenomeni non più contrapposti
Nel passaggio storico che stiamo attraversando, neoliberalismo, nazionalismo e nuove forme di autoritarismo non appaiono più come fenomeni tra loro contrapposti. Al contrario, tendono sempre più spesso a intrecciarsi, dando luogo a configurazioni politiche ibride che ridefiniscono il rapporto tra economia, società e potere. Il neoliberalismo, affermatosi a partire dagli anni Ottanta, ha progressivamente esteso la logica del mercato a tutti gli ambiti della vita sociale. L’individuo come capitale umano, la competizione come norma, la responsabilità come attributo esclusivamente personale. In questo quadro, le disuguaglianze non scompaiono, ma vengono rilette come esiti differenziati di percorsi individuali. Tuttavia, proprio questa trasformazione ha prodotto una crescente instabilità sociale. La precarietà diffusa, l’erosione delle protezioni collettive e la frammentazione dei legami sociali hanno generato un diffuso sentimento di insicurezza.
È su questo terreno che il nazionalismo contemporaneo trova spazio: non come semplice ritorno del passato, ma come risposta simbolica a una condizione prodotta dalla modernità neoliberale. Il nazionalismo offre ciò che il mercato non può garantire: appartenenza, riconoscimento, protezione. Trasforma l’insicurezza economica in domanda di identità, spostando il conflitto dal piano sociale a quello culturale. In questo slittamento, le cause strutturali della disuguaglianza tendono a scomparire dal discorso pubblico, sostituite da narrazioni che individuano altrove – nei migranti, nelle élite globali, nelle minoranze – le origini del disagio. È in questo punto che si inseriscono le derive autoritarie. La promessa di protezione si accompagna sempre più spesso a una concentrazione del potere politico, a una semplificazione del conflitto democratico . Si delinea così una configurazione paradossale: un’economia che resta largamente neoliberale e una politica che assume tratti sempre più identitari e autoritari. Non una rottura, dunque, ma una riconfigurazione. Il neoliberalismo, lungi dall’essere superato, sembra trovare in queste forme politiche una modalità di adattamento alla propria crisi di legittimità.
Comprendere questa convergenza significa allora interrogarsi non solo sulle trasformazioni del capitalismo, ma sulle forme della convivenza futura. Perché è nel nesso tra economia, immaginario e potere che si gioca, oggi, la qualità della democrazia.