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Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

I giovani vanno di moda?

8 April 2026 - Società

Dal modo di vestire e di essere dei giovani emerge un afflato di libertà, ma anche un grido di forte preoccupazione rispetto a un futuro ammantato di mille possibilità, ma senza più certezze.

Andare di moda vuol dire conformarsi ai gusti più attuali. Nell’abbigliamento, come rispetto a comportamenti che si sono momentaneamente imposti e che sono seguiti da quanti vogliono apparire al passo con i tempi. Nessuno si veste semplicemente per riscaldarsi o per senso del pudore. L’abito ha una funzione fondamentale nella creazione dell’identità dell’individuo. Non compriamo un abito per le sole qualità fisiche, quanto per le qualità intrinseche, immateriali, per qualcosa che scatena il nostro desiderio, che risponde a una profonda esigenza sociale. Corre un rapporto stretto tra moda e sentire collettivo. E i giovani, vanno di moda? Oggi non ha più alcun senso parlare di tendenze, giacché sul mercato esiste tutto e il contrario di tutto. I giovani cambiano orizzonte estetico alla velocità della luce, non rispettano i diktat, ma elaborano un gusto personale difficilmente intercettabile dalle mode passeggere (Andrea Batilla, Instant Moda, Gribaudo, 2019).
In questa frenetica ricerca di puro individualismo, i giovani finiscono per essere – paradossalmente – sempre più simili uno all’altro. Se guardiamo a questa spasmodica ricerca dell’unicità, il fenomeno forse più evidente è il tatuaggio: la superficie del corpo diventa simbolo di una specificità interiore, nascosta, profonda; ma questa ricerca della singolarità è priva di un progetto collettivo, di un ancoraggio forte in termini di partecipazione e di sicurezza. I giovani sono presi dalle tecnologie che esprimono una potenza sinora mai vista, però si rendono perfettamente conto di quali siano le controindicazioni: la perdita di valori quali la convivialità, la prossimità, senza essere mediati da qualche congegno multimediale. Per non parlare dei problemi ambientali a fronte dei nostri continui saccheggi, della povertà esistenziale di una società fondata sul dio-denaro e sull’usa e getta: dagli smart ai sentimenti.
Il dato che forse tocca più i giovani è che viviamo in una società dove (almeno apparentemente) tutto è possibile, dove ogni desiderio sembra potersi concretizzare. Ma una società senza più limiti è una società senza più desideri. E una società senza più desideri è una società che brancola nel buio. Una società capace di soddisfare sistematicamente mille desideri, è una macchina-tritatutto, perché, altrettanto sistematicamente, li elimina, i desideri, come figli nella tragedia di Medea.
Gli abiti che indossiamo e i comportamenti che adottiamo vestono il corpo e lo spirito e – nel contempo – la società nella quale questo corpo e questo spirito sono immersi. A me pare, che dal modo di vestire e di essere dei giovani, emerga, sì, un afflato di libertà, ma anche un grido di forte preoccupazione rispetto a un futuro ammantato, sì, di mille possibilità, ma senza più certezze.

Guido Croci

Sociologo - numero di articoli pubblicati : 24

Guido Croci

Sociologo, ha lavorato per oltre trent’anni nel sistema universitario. Attualmente scrive anche su Primo Piano, rivista on-line di attualità, politica e cultura e tiene un corso di Sociologia generale presso l’Università della Terza Età di Trani. Dal 2002 al 2024 ha pubblicato dieci romanzi.

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