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Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

Treni, ministro e clienti

7 April 2026 - Società

Mentre scrivo mi capita di vivere un’esperienza che, credo, abbiano condiviso molti altri passeggeri che viaggiano sui treni del nostro Paese. Il treno su cui viaggio è perfino considerato ad alta velocità: il suo percorso affatto ordinario, da Roma a Bari, è  previsto in un tempo di quattro ore. La partenza dalla capitale avviene digià con dieci minuti di ritardo. Dopo pochi chilometri, la prima fermata nel nulla e il ritardo si accumula. A Caserta, i piccoli schermi, al centro dei vagoni, oltre ad annunciare tutte le opportunità, gli sconti e la felicità di cui potremmo godere negli indimenticabili viaggi proposti, comunicano un ritardo di ottanta minuti. I passeggeri, del tutto comprensibilmente, si agitano, sono preoccupati. Superata la stazione di Benevento, il treno si ferma e viene diffuso un comunicato: la rete ferroviaria è particolarmente congestionata.
I telefonini dei malcapitati chiedono aiuto al nuovo oracolo: Google. Le cattive notizie si addensano e moltiplicano a ogni richiesta di informazioni. Si chiamano i parenti per metterli sull’avviso. Ora incombe un timore: ci faranno trascorrere la notte in treno?

Non posso scrivere la fine di questa disavventura, ahimè, sono ancora qui con alcune centinaia di malcapitati a chiedermi come finirà. Molti passeggeri, che evidententemente frequentano con maggiore assiduità questa linea ferroviaria, sostengono che questi ritardi non sono un’eccezione.
Intanto, potremmo fare alcune considerazioni: primo, perché il personale di bordo non dichiara con chiarezza i motivi di un ritardo così spropositato? Il viaggiatore, che la compagnia chiama cliente, è al centro solo quando ha da comprare qualcosa? Secondo, perché non si effettua un’assistenza, in particolare ai quei viaggiatori più fragili, come bambini, anziani ecc? Terzo, non per buttarla in politica, ma il ministro dei Trasporti, così presente sulle questioni più insignificanti del nostro vivere associato, perché non si occupa e preoccupa di queste situazioni che afferiscono direttamente al suo ufficio?

Forse è il caso che i cittadini di un Paese che si vorrebbe tra i più civili considerino la possibilità di intraprendere azioni radicali di disobbedienza civile, attivando qualsiasi strumento a loro disposizione.

Sergio D'Angelo

Sociologo - numero di articoli pubblicati : 25

Sergio D'Angelo

Sociologo, collabora con le università di Bari, Foggia e Cagliari. Svolge attività didattica e di ricerca. Tra le sue ultime pubblicazioni: Sguardi. L’attualità in questione, Edizioni Giuseppe Laterza, 2025, Percorsi di vita e orientamento al futuro. Ricerca-intervento nelle scuole superiori, in Pedagogia in azione, Edizioni Ares, 2026. Inciampi. Poesie, Edizioni Giuseppe Laterza, 2024.

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