Treni, ministro e clienti
Mentre scrivo mi capita di vivere un’esperienza che, credo, abbiano condiviso molti altri passeggeri che viaggiano sui treni del nostro Paese. Il treno su cui viaggio è perfino considerato ad alta velocità: il suo percorso affatto ordinario, da Roma a Bari, è previsto in un tempo di quattro ore. La partenza dalla capitale avviene digià con dieci minuti di ritardo. Dopo pochi chilometri, la prima fermata nel nulla e il ritardo si accumula. A Caserta, i piccoli schermi, al centro dei vagoni, oltre ad annunciare tutte le opportunità, gli sconti e la felicità di cui potremmo godere negli indimenticabili viaggi proposti, comunicano un ritardo di ottanta minuti. I passeggeri, del tutto comprensibilmente, si agitano, sono preoccupati. Superata la stazione di Benevento, il treno si ferma e viene diffuso un comunicato: la rete ferroviaria è particolarmente congestionata.
I telefonini dei malcapitati chiedono aiuto al nuovo oracolo: Google. Le cattive notizie si addensano e moltiplicano a ogni richiesta di informazioni. Si chiamano i parenti per metterli sull’avviso. Ora incombe un timore: ci faranno trascorrere la notte in treno?
Non posso scrivere la fine di questa disavventura, ahimè, sono ancora qui con alcune centinaia di malcapitati a chiedermi come finirà. Molti passeggeri, che evidententemente frequentano con maggiore assiduità questa linea ferroviaria, sostengono che questi ritardi non sono un’eccezione.
Intanto, potremmo fare alcune considerazioni: primo, perché il personale di bordo non dichiara con chiarezza i motivi di un ritardo così spropositato? Il viaggiatore, che la compagnia chiama cliente, è al centro solo quando ha da comprare qualcosa? Secondo, perché non si effettua un’assistenza, in particolare ai quei viaggiatori più fragili, come bambini, anziani ecc? Terzo, non per buttarla in politica, ma il ministro dei Trasporti, così presente sulle questioni più insignificanti del nostro vivere associato, perché non si occupa e preoccupa di queste situazioni che afferiscono direttamente al suo ufficio?
Forse è il caso che i cittadini di un Paese che si vorrebbe tra i più civili considerino la possibilità di intraprendere azioni radicali di disobbedienza civile, attivando qualsiasi strumento a loro disposizione.