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Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito. Il mio viaggiare È stato tutto un restare Qua, dove non fui mai.
Giorgio Caproni, Il franco cacciatore
Forse ai nostri giorni l'obiettivo non è quello di scoprire che cosa siamo, ma di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire quello che potremmo essere.
Michel Foucault, Poteri e strategie
Mission

Il blog della rivista Transiti nasce qui: in questo spazio di passaggio. Non come luogo di sosta definitiva, ma come soglia. Uno spazio aperto in cui fermare gli sguardi, rallentare il pensiero, provare a dare forma alle domande che attraversano la società, la letteratura, il cinema.

Se la rivista in versione cartacea, con uscite quadrimestrali, pubblicata da Les Flâneurs Edizioni, si prende il tempo dell’approfondimento, della costruzione argomentata, della riflessione distesa, il blog ne sarà il laboratorio dinamico: un luogo di interventi brevi, recensioni, note critiche, dialoghi, anticipazioni. Uno spazio in cui le idee possono nascere, misurarsi, talvolta anche contraddirsi.

Transiti non è solo un titolo, è una condizione. Sono le trasformazioni del lavoro e delle identità, le migrazioni culturali, i mutamenti del linguaggio. Transiti sono le opere letterarie che rileggono il passato per interrogare il futuro.  Sono le immagini cinematografiche che raccontano le fratture e le possibilità del nostro tempo.

In un’epoca dominata da polarizzazioni e slogan, crediamo ancora nel valore dell’argomentazione, nel dubbio come metodo, nella critica come forma di responsabilità. Non per costruire élite culturali, ma per alimentare una comunità di lettori esigenti e consapevoli.

Questo blog non offrirà risposte definitive. Proverà piuttosto a formulare domande migliori. Perché attraversare il presente non significa subirlo, significa comprenderne le tensioni, riconoscerne i conflitti, immaginarne gli sviluppi.

Benvenuti in questo spazio di passaggio. Benvenuti nei Transiti del nostro tempo.

La casa di vetro

24 March 2026 - Società

L’ideale di una “casa di vetro”, simbolo di totale trasparenza, è ambiguo perché se da un lato promette verità e purezza, dall’altro rischia di trasformarsi in controllo, finzione e perdita di autenticità, rendendo il segreto una componente necessaria della vita umana.

Scrive Palazzeschi in Chi sono?: “Quanto a me, io mi trovo pieno di una strana allegria, continuerò ad abitare la mia casa di vetro”.
La casa di vetro è il sogno di chi crede in una vita senza segreti. Di contro, c’è chi pensa che l’ideale di una vita trasparente si trasformerebbe nel suo contrario: in una vita dentro una casa-prigione. Basta leggere il romanzo NOI di Zamjàtin o i Testamenti traditi di Kundera: la casa di vetro in cui l’uomo vive sotto gli occhi di tutti era il sogno surrealista caro a Breton, ma è anche una consumata utopia fascista e comunista: una vita senza segreti, in cui vita pubblica e vita privata siano tutt’uno, è l’anticamera di una società totalmente controllata dal Grande Fratello. La casa di vetro era il sogno di Breton e anche, prima di lui, di Diogene.
E poi, nel momento in cui qualcuno assiste alle nostre azioni, ci adattiamo agli occhi che ci osservano, e nulla di ciò che facciamo ha più verità. Avere un pubblico significa vivere nella menzogna (Kundera: L’insostenibile leggerezza dell’essere). Due visioni antitetiche. Per l’una, la casa di vetro porta purezza e verità. Per l’altra, opacità e menzogna. Verità e menzogna, due termini che corrono lungo tutto il corso della storia dell’umanità. Noi moderni viviamo nel bel mezzo della verità o della menzogna?
La nostra esistenza poggia non poco sulla fiducia nella sincerità degli altri, perché molte decisioni si fondano su premesse che non siamo in grado di verificare; in questo senso, gli altri sono tendenzialmente portatori di verità. Basti pensare al ruolo giocato dagli esperti. Tuttavia, la menzogna è sempre dietro l’angolo. Noi viviamo immersi sia nella verità che nella menzogna. Oggi, forse, più che mai.
Il termine menzogna evoca il termine segreto, che – in quanto occultamento di verità – a noi moderni appare come il peggior nemico della democrazia. Ma tra verità e segreto non esiste una contraddizione insanabile, giacché il valore negativo che noi attribuiamo al segreto è solo apparente. Il segreto, infatti, per sua intima natura, si pone in modo neutrale rispetto ai contenuti, dato che può, sì, celare la parte peggiore di un uomo, ma anche la parte migliore (Georg Simmel, Il segreto e la società segreta).
E allora: vogliamo oppure no, vivere in una casa di vetro? Io voto no. Non solo per quanto detto, ma perché – facendo mia l’intuizione di Sabine nell’Insostenibile – vivere dentro una casa di vetro, dove tutti possono vedere tutto, che gusto c’è?

Guido Croci

Sociologo - numero di articoli pubblicati : 24

Guido Croci

Sociologo, ha lavorato per oltre trent’anni nel sistema universitario. Attualmente scrive anche su Primo Piano, rivista on-line di attualità, politica e cultura e tiene un corso di Sociologia generale presso l’Università della Terza Età di Trani. Dal 2002 al 2024 ha pubblicato dieci romanzi.

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