L’insostenibile leggerezza della sostenibilità
Sviluppo sostenibile è un concetto fuorviante, quasi un ossimoro, giacché accosta due termini in forte antitesi. Così facendo, nascondiamo l’intima insostenibilità di quella paventata sostenibilità.
Per non pochi aspetti viviamo all’insegna della sostenibilità. In un mondo che qualifichiamo come sostenibile in tante sue diverse espressioni. Parliamo di sviluppo sostenibile, economia sostenibile, politica sostenibile, welfare sostenibile, sanità sostenibile, relazioni sostenibili, persino di vacanze sostenibili. Ne parliamo talvolta con leggerezza, incuranti di quale pesantezza racchiude, invece, quell’espressione se solo pensassimo sul serio a cosa comporterebbe affrontare a muso duro le tematiche legate allo sviluppo e alla sua sostenibilità in termini sia di obiettivi che di comportamenti.
Prendiamo un concetto che va per la maggiore, quello di sviluppo sostenibile. Ebbene: è un concetto fuorviante; in realtà, è un ossimoro, giacché accosta, se non proprio due termini di senso contrario: sviluppo e sostenibile, quanto meno due termini in forte antitesi. Sviluppo, infatti, presuppone aumento, potenziamento, espansione, ampliamento, incremento, crescita indefinita. Presuppone un moto, di per sé, inarrestabile, incontenibile, irreversibile. Sostenibile, invece, è termine legato a doppio filo con il possibile, il plausibile, soprattutto con il ragionevole. Ma cosa c’è di ragionevole nella nostra idea di sviluppo, edificata, di fatto, sulle fondamenta della distruzione degli ecosistemi e delle culture urbane e comunitarie?
Lo sviluppo – se accettiamo quanto abbiamo prima affermato – è, dunque, un processo irragionevole, dissennato, avventato; e nulla ha a che fare con un criterio che si vorrebbe, invece, logico, ragionevole, sostenibile, appunto, in quanto umanamente fondato. Insomma: non c’è modo di legare favorevolmente i due costrutti: sviluppo e sostenibile. O c’è l’uno o c’è altro. Non funziona neppure l’idea di alcuni che hanno voluto invertire i termini, auspicando la necessità non di sviluppare in modo sostenibile, ma di sviluppare la sostenibilità, giacché non mi pare che il risultato finale cambi. Aumentare il grado di sostenibilità dei processi di sviluppo, infatti, è ciò che di fatto si sta già da tempo facendo, ma equivale a rallentarli, non certo a bloccarli. Con la leggerezza di cui ammantiamo il concetto di sostenibilità cerchiamo, al dunque, una sorta di terza via, che in qualche modo renda ragione sia della strada dello sviluppo – di per sé però processo indefinito – sia di fare in modo che questa stessa strada non si risolva, tuttavia, nella distruzione del mondo. In realtà, tappiamo dei buchi, prolunghiamo la nostra permanenza accanto a un universo agonizzante. Posticipiamo la sua fine, che, però – se non invertiamo la rotta – prima o poi, immancabilmente, arriverà.
Insomma: ricorriamo alla leggerezza della sostenibilità, nascondendo, al dunque, la sua intima insostenibilità.